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vandomi io pure collocato , posso asserire con Dante che tuttisiamo tinti d’ima pece , ma per antica fatalità gli artisti sono sta-ti sempre gli stessi, e singolarmente quando le giudiciali adunanzeed i concorsi legali gli hanno quasi avvertiti su ciò che interessavail loro amor proprio, il loro guadagno, le loro relazioni: in unaparola le loro passioni.
Di qui parrebbe che per immediata conseguenza si potesserochiamar pregiudiciali, e dannose ai progressi delle Belle Arti le Ac-cademie, tanto più, se si considerasse che in mancanza di quellenelle età più felici della Pittura, Scultura e Architettura sono sta-te prodotte opere che in vano si sono desiderate in seguito, dopolo stabilimento delle Accademie; ma lungi ben io dal trarne questaingiusta induzione, risparmiandomi d’altronde di far l’enumera-zione dei vantaggi che le Accademie producono, mi sembra dipotere indurre che gl’ inconvenienti non son colpa delle istituzio-ni, ma della piccolezza di alcuni individui, i quali lasciandosi trop-po traspostare da passioni indegne di un Artista, con ingannevolesperanza cercano la loro infamia, credendo correr dietro alla lorocelebrità.
Dal confronto di quel che scrive il Baldinucci colle notizieaneddote da me pubblicate, e dall’osservazione dell’esito di que-st’ affare mi pare che due riflessi serissimi possano aver luogo. Ilprimo che l’ostinazione del partito confonde l’animo di chi pro-pone e desidera l’opera, e lo disgusta anziché invogliarlo nel suoprimo desiderio: in effetto dopo essere stati rimessi i voti e pa-reri dei Professori nelle mani del Granduca , si seguitarono a tene-re dei congressi coll’ intervento del medesimo Sovrano, che nellamoltiplicità dell’idee combattuto, non è gran fatto che molto trat-tenesse la risoluzione (9) e che ancor dopo gettata la prima pie-tra , forse per nuovi contrasti sopravvenuti ne abbandonasse affat-to il pensiero. Quindi è che per colpa dei Professori medesimi re-stassero deluse le nobili intenzioni di quel Sovrano che tanti pen-