PARTE PRIMA
37
piti propri, e i piti convenevoli alla sua magnificenza, me-diocrità, o semplicità . Perciò la bellezza dell’Architetturaè stata divisa in queste parti, quali si vedranno sviluppatein appresso.
IV. Ma poiché l’Architettura è nata dalla necessità, tut-to il suo bello deve prendere il carattere della necessità stes-sa. Tutto dunque deve comparirvi fatto per il bisogno. Sa-rebbe un rimprovero, se 1’ artificio di piacere si manifestas-se : l’Arte arrossisce, se è scoverta: onde tutto quello, chesi fa per mero ornamento, è vizioso.
Che sorte di ornamenti dunque sono gli Ordini Architet-tonici ? comunemente si hanno per semplici Ornati , ma inrealtà sono l’ossatura della fabbrica, e parti essenziali di es-sa . Si possono dunque definire gli Ordini Ornati necessari ,prodotti dalla Natura stessa dell ’ edificio . E tutti gli altriornamenti dell’Architettura sono, come già si è veduto, ecome meglio si vedrà in appresso, della stessa condizione.E' pure una bella verità, che le cose più necessarie ci sonole più gioconde: come il vitto, l’amore, i fiori, ci ricrea-no» e sono d’una necessità assoluta: così le colonne, e leloro pertinenze, che sono parti essenziali della fabbrica, 1abbelliscono, e ci dilettano. Ma se il nostro diletto nasce dalnostro bisogno, cessato il bisogno, cessa il diletto, e il bel-lo diviene insoffribilmente brutto.
V. In Architettura dunque l’Ornato deve risultare dal ne-cessario ; niente ha da vedersi in una fabbrica, che non ab-bia il suo proprio Ufficio, e che non sia integrante dellafabbrica stessa ; onde quanto è in rappresentazione deve es-sere in funzione.
Architetti, abbiate sempre avanti gli occhi questa granregola, inculcatela incessantemente ai vostri allievi, incidete-la sulle porte delle vostre Scuole , e delle vostre Accade-mie. Su questa regola è fondato l’aureo aforismo Vitruviano :Non bisogna far cosa, di cui non si possano ren-dere buone ragioni . Questo aforismo è una panacea.
Vi. L’origine dunque, e l’Analisi della primitiva Archi-tettura Naturale é la grande norma , che deve dirigere gliArchitetti nelle loro opere, e regolare i giudizi nell’esame diquelle. Se si perdon di vista quei principii, e si calpestano,