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l’osservazione dell’ ultimo ecclisse ha già apportalo qualcheutile schiarimento. Io feci altra volta avvertire che i diame-tri del sole e della luna che si danno nelle nostre tavole astro-nomiche, sono quelli che appariscono nei nostri migliori te-lescopi, i quali però, sebbene determinati colla maggioreprecisione, se si adoperano nel calcolo degli ecelissi, non rap-presentano a puntino le circostanze del fenomeno. Ora l’os-servazione degli ecelissi parziali ci fa certi dell’ errore checade nel valore della somma dei due semidiametri, ma non ciporge il mezzo di riconoscere la parte che spetta a ciascuno.Negli ecelissi totali invece e negli anulari l’osservazione pre-sentandoci quattro appulsi,due interni e due esterni, ci facon quelli conoscere la somma dei semidiametri, e conquesti la loro differenza, di modo che le due incognitepossono con facilità separarsi e conoscersi disgiuntamente.
L’altro punto che importava moltissimo di rischiarareera quello dell’andamento degli errori delle tavole lunarinell’intervallo che separa l’ultimo ottante d’una lunazionedal primo ottante della lunazione successiva. Nella seriedelle osservazioni meridiane della luna istituite pel corsodi -18 anni nel nostro Osservatorio, quest’andamento pre-senta una notabile regolarità per tutto il corso de’giorni incui la luna rimane visibile; ma non abbiamo il mezzo diseguirlo nell’intervallo in cui quest’astro si perde nei raggisolari. 11 primo allievo nel nostro Osservatorio, signore Stam-becchi , ch’ebbe molta parte nel riunire la suddetta serie diosservazioni, nelle Effemeridi di Milano degli anni 4841 e4842 fece per il primo notare una specie di salto che nellecorrezioni medie delle tavole ha appunto luogo nell’ inter-vallo di giorni che passa fra l’ultima osservazione mattu-tina e la prima vespertina successiva alla congiunzione.Ora nella circostanza d’un ecclisse soiaresi ha il modo, senon di riunire con una serie continuata questi due estre-mi, almeno di stabilire la correzione delle tavole in unpunto intermedio.