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Estinto l’ultimo ràggio di sole, fu veramente rapido, se-condo l’avviso datoci dai fisici, il passaggio da una lucesmunta e stravagante quale sopra l’abbiamo descritta (mache pure era luce di giorno) ad uno stato di oscurità para-gonabile al principio della notte. Per farsene una giustaidea convien notare che ne’luoghi aperti, siccome era lacampagna ove io mi trovava, ovvero nei luoghi elevati,come sopra torri e terrazzi, l’oscurità veniva diradata dallafascia rossa che mostrossi all’ orizzonte, cioè da quelle partidella nostra atmosfera, le quali erano illuminale, perchècollocate fuori del cono ombroso. Si distinguevano ancorabene gli oggetti vicini e si potea leggere un carattere dimezzana grandezza, tenendo il libro inclinato per modoche sopra vi battesse il lume proveniente dall’orizzonte.Nei luoghi chiusi invece, come nell’interno delle stanze, ein quelli dove l’orizzonte era velato da nubi, l’oscuritàriuscì più intensa, nè si sarebbe potuto leggere.
Un fatto che mi par degno di essere avvertito, si è ladiversità dell’effetto che producono le nubi negli ecclissitotali e nei parziali. Quando l’ecclisse è semplicemente par-ziale, se il cielo è nuvoloso appare meno sensibile la dimi-nuzione della luce, e può talvolta passare quasi inosserva-ta. Quando l’ecclisse è totale, l’effetto è contrario. Leggonelle relazioni di Genova e di Torino , dove l’atmosfera eraingombrata da nubi o da nebbia, che l’oscurità fu come dinotte buja : non si distinguevano gli oggetti a pochi passi, eappena scorgevansi i profili dei volti. Di qui una più cupaimpressione malinconica nelle popolazioni delle dette città.
L’opinione più sopra emessa che il solo lume dell’ aureo-la senza quello dell’orizzonte avrebbe contribuito assaipoco al diradamento delle tenebre, viene rinfrancata dauna particolarità avveratasi per la città di Trento . Le nu-vole che colà in quel giorno coprivano il cielo da ogniparte, vennero per una avventurata combinazione a squar-ciarsi in tempo del fenomeno appunto verso la plaga cele-
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