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La marcia del termometrografo seguì prossimamentequella del termometro, però con maggior regolarità a Mi-lano che non a Venezia . Lo stesso può dirsi del fotometrocon uno de’bulbi annerito: in esso si riconobbe meglio unostato stazionario quando il crescere del giorno e il progre-dir dell’ecclisse erano due cause opposte che si compensa-rono per poco tempo nei loro effetti.
II professore Magrini volle osservare anche le indicazionidi un termomoltiplicatore, le quali possono eziandio riuscirutili per altre deduzioni: cito quella dell’essere l’apparatorimasto stazionario insieme coll’elettroscopio. Per ciò chesi riferisce alla diminuzione del calore vi è in quelle indi-cazioni un buon accordo colle dedotte dagli stromenti sum-menzionati; se non che l’estrema sensibilità dell’apparatoprodusse alcuni sbalzi ; e tutti sanno che nei movimentigrandi è men facile trovare regolarità che nei piccoli.
Le osservazioni dell’igrometro che ho potuto confron-tare, convengono almeno in questo che la massima indica-zione corrisponde al tempo dell’occultazione totale. Che al-lora infatti siasi accresciuta l’umidità, manifestandosi an-che un vapore vescicolare, fu reso sensibile in più luoghiper la caduta di una specie di rugiada : cito le relazioni diGinevra, di Torino e di Vienna. A Milano le carte esposteall’aperto furono trovate umide.
La direzione del vento indicata dagli anemometri subìleggieri variazioni. Trovo notato quasi generalmente ilrombo d’est con poca inclinazione verso il nord. Qui si puòfare una domanda. Vedemmo che la temperatura diminuìdi due gradi e mezzo : essa però si mantenne anche nel mi-nimo a più di 13 gradi: come dunque avvenne che neltempo della massima oscurazione fu generalmente provatauna sensazione di freddo piuttosto piccante? Forse ne fucausa l’umidità che ci era caduta addosso, e che evaporavarapidamente per Io spirare del vento.
Proseguendo a dire delle sperienze fisiche, parmi inte-