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gran macchina mondiale, i cui movimenti sono si regolarie precisi da poterne il saggio antivedere gli effetti e misu-rarli esattamente tanto tempo prima: e dal considerare laperfezione della macchina fu naturale il rimontare fino alSupremo Artefice. Mentre questa idea s’ingigantiva, un’al-tra invece s’impiccioliva, quella dell’uomo in mezzo alcreato. Ognuno ebbe a notare su quanto grandiosa scala sicompiano i fenomeni celesti ed atmosferici. Quella esten-sione di tinte insolite, quelle rapide mutazioni, e più ditutto quella oscurità stesa sulla natura, quasi un drappofunebre sopra un cadavere, poi ritratta in un attimo,operandosi una specie di risurrezione: tutto ciò produsseun misto di sentimenti profondi, indefinibili, dei quali cisarà dolce conservare a lungo la ricordanza.
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