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Volume primo.
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II

Della Volgar Poesia Lib. I.

chi facevano in ciò il rovescio di quello, die fanno alcuni Moderninelle nostre Accademie,io Ragunanze di lettere umane, che , o perinfelicità di pronunzia, o perché credono di meglio imprimerle nelleqrecchie degli ascoltanti, le voci, che tronche scrivono , ben fovea'tfe pronunziano intere-.

Nel rimanente se noi abbiamo a dire il nostro parere circa tali vociinteramente scritte senza necessità,, allorché dovevano accorciarsi ; noicrediamo, che molto più, che alcun’uso poetico, fosse di ciò cagioneo la poca diligenza degli stessi Poeti nello scrivere, o la troppa negli-genza de’Copisti nel trascrivere , la quale per vero dire in que'secoliera così grande , che eccede ogni umana credenza. Or dunque al Fau-sto bene starebbe, se avesse detto -, che talvolta per necessità di rimausata provenzalmente gli Amichi aggiugnevano più sillabe a’ioro ver-si: il che è vero; e per pruova avesse portato altri esempj -, che queldella frottola del Petrarca -. Ma non però dovrem dire -, che appo lo-ro fosse in ufo il verso Ipermétro , che certamente non ebbero j e sepure alcuno esempio se ne trovasse , e’farà di tale, solito a misurarei versi colla spanna , o a lasciarsi uscir delle mani le bozze de’suoicomponimenti. ,

Ma circa le rime, a me pare, che anch’esse né più nè meno sienocapitate dalla Provcnza, -la quale io voglio concedere , che da i Poe-ti Latini de’suoi tempi ne pigliasse l.’tjso , comechè molto meglio sene sapesse valere, che quei non fecero imperciocché egli é Chiaro,che prima assai, che i Provenzali cominciassero.a poetare, si truovancomponimenti latini rimati in varie guise, i quali versi furono postiin uso dopo il passaggio de'Normanni in -Italia, il che accadde circail roZ2. ( 7 )nel tempo di Guimaro Principe di Salerno, che li ricevette,come si riconosce da moltissimi epitaffi, iscrizioni , ed altre simili me-morie di que’tempi , le quali solevan si scrivere in sì fatti versi , chenon dalla coda del Lione, che si rivolge verso il capo , come strava-gantissimamente vuole >1 Guazzo nel Dialogo della Poesia ; ma daLeonio , ovvero Lionino Monaco dei Monistero di San Vettore diMarsiglia , secondo alcuni, appellati furono Lionini : non già come•dal suo inventore, ma ben come da colui , dal quale avevan ricevuto

. nota-

io cîe’Medici, di M. Àgnolo Politiani, Se di'Bernardo Giamburlari dell'ediz.ion raristìma dì ser Piero Pacini da Pescia senx.a efprejsione di Inoro , »di anno-, questi esser dovrebbono tutti versi di fole otto fìllabe : S ONO più trap-pole che topi: Ma noi siamo tatti gelosi: Face r> u r e che ' ntorno a le-sti, &c. Molle Rime dì Bernardo Belincione stampate in Milano del I493.»»4.Gh’i sento rito testo in Zoccoli -, e’n pianelle :»Et s’io sussi di suoniqual dentro bello : Asbiucchtosi di sogni, nebbia, o vento ; &c.Nella Raccolta di Laudi antiche in Fir.perîe r Francesco BonaCCorfl 1485. in4. In me non è dolore pena ne pianto: Reo Bel cari : Scura la luna e’isole per la mia morte: il medesimo-. Allora molti miracoli mostrasti,Gsc. Nel Cirisio Calvaneo di Luca Pulci, in Fir. nella starnò. de'Giunti 1572.\n 4, Elle sapea bene ire tal volta a caccia: E le sono registrate tantecarte, &c.e nell'Epiftolt: Di quello il sangue suo crudele 6 à sparso , &c.

( 7 ) Astat prima dijjuesto tempo si usavano / versi latini rimati anz,i pareche V Autore dica altrimenti nella pag. seguente , dove cita i versi di TeoaoloX-vedi peri/p'u innanzi nel voi, i, de’Com, lib, 1, cap, 3, c nella notaseg.