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Della Volgar Poesia Lib. î.
Ma quel, eh'accresce il damo,
E' eh'aita non chieggio,
Perché temo il mio meglio , e seguo il peggio >
Talché, quantunque il mio amoroso affannoSormonti al par del foco ,
Non >so veder che'l tempri > o molto, o poco.
Nasce la secreterà
Da immenso , e gran destre ,
Ch'ho di aggradirle , e non spiacerle mai .*
Ch'a tanta, e tal bellezzaE'giusto ogni martire ;
Onde amando, e tacendo , avanza affai.
O s'ella saprà maiQuanto per lei sopportoDa Amor vero, e celato,
Chi sarà in terra pih di me beato îSorgerà allor dal mio mar tir conforto,
Da mia morte mia vita,
Felice forse allor , quanto gradita .
Di due, c'havcr dovria,
Parli qualunque amantePrima l'amare, e poi l'esser'amato.
Con l'una tutta miaDamo, anz.i adoro in quanteGuise d'amare a un caffo amante è dati.
Con l'altra m'hà sforz.atoTemenz.a a non tentarlaNé con atto amoroso,
O sosftr mez.z.0, o con parlar dubbioso,
Dicendo, troppo ardisci in troppo amari*
Tu baffo, indegno, e vileA par di lei celeste ; alma, e gentile.
Dice m questo la spemeNé dubbia, né scura,
Amore a nullo amato amar perdona .
Se’l rio timor ti premeSferra la tua naturaRispettosa, e modesta . Osa, ragiona :
Poi tace, e m'abbandona ,
Perché riede il timore,
Che l'alma turba, & ànge,
Ch'or teme, or spera, or s'assicura, or piange :
Mille pensier, mille desi nel coreHo ben'ancor sepolto :
Ma chi adombra il mio ardiri Chi me l’hà toltoìCaro Silenzio, quanto,
Quanto lieto, & altero esser dovrei,
Se tu accennassi a lei gli affetti miei .
Degli Antichi poi vagliane una del secolo del quattrocento tolta
dalle