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Volume primo.
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31
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Della Volgar Poesia Lib. î.

Ma quel, eh'accresce il damo,

E' eh'aita non chieggio,

Perché temo il mio meglio , e seguo il peggio >

Talché, quantunque il mio amoroso affannoSormonti al par del foco ,

Non >so veder che'l tempri > o molto, o poco.

Nasce la secreterà

Da immenso , e gran destre ,

Ch'ho di aggradirle , e non spiacerle mai .*

Ch'a tanta, e tal bellezzaE'giusto ogni martire ;

Onde amando, e tacendo , avanza affai.

O s'ella saprà maiQuanto per lei sopportoDa Amor vero, e celato,

Chi sarà in terra pih di me beato îSorgerà allor dal mio mar tir conforto,

Da mia morte mia vita,

Felice forse allor , quanto gradita .

Di due, c'havcr dovria,

Parli qualunque amantePrima l'amare, e poi l'esser'amato.

Con l'una tutta miaDamo, anz.i adoro in quanteGuise d'amare a un caffo amante è dati.

Con l'altra m'hà sforz.atoTemenz.a a non tentarlaNé con atto amoroso,

O sosftr mez.z.0, o con parlar dubbioso,

Dicendo, troppo ardisci in troppo amari*

Tu baffo, indegno, e vileA par di lei celeste ; alma, e gentile.

Dice m questo la spemeNé dubbia, né scura,

Amore a nullo amato amar perdona .

Se’l rio timor ti premeSferra la tua naturaRispettosa, e modesta . Osa, ragiona :

Poi tace, e m'abbandona ,

Perché riede il timore,

Che l'alma turba, & ànge,

Ch'or teme, or spera, or s'assicura, or piange :

Mille pensier, mille desi nel coreHo ben'ancor sepolto :

Ma chi adombra il mio ardiri Chi me l’hà toltoìCaro Silenzio, quanto,

Quanto lieto, & altero esser dovrei,

Se tu accennassi a lei gli affetti miei .

Degli Antichi poi vagliane una del secolo del quattrocento tolta

dalle