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Della Volgar Poesia Lib. I.
Da l'orìgm dei monau *ccuhe insiemeDi voi non vagiion la men degna .parte .
Poiché questo non posso, le supremeForile del cor rivolgo a i vostri rat ;
Et inde, ardendo fin a short estreme,
Adoreranvi > e pregherò , che maiIl vostro amor da me non sta divisto ;
EH dolce lume, onde già il Ciel mirai,
Non mi fì tolga del mio Paradiso,
Della moderna Elegia piglieremo l’esempio da quella scritta a Vio-lante da Fabbio Galeota Cavalier Napolitano, che dori ‘circa ‘il 4Zzo.Andrete stenda me, cara setolante.
Ov' t Cavalli suoi rìon mena il SoleìO vi fovenga mai del vostro Amante »
Cast col pianto stonan le parole ,
Che fan crudele , e t magi naso il stonno ,
E dolente il mio cor pii *, che non stole »
Onesto penfier de la mia mente donnoOccupa i travagliati sten fi mieiTal , che la notte mai quotar non penna .
Ah non consenta il Cieli non voglia lei,
Che’n mano ha la mia vita, e la mia morte SLe notti mi stan crude , e i giorni rei.
Svegliato dico , e piango j o strana stortefistiai vita viver posto stenda coreiCh’il tiene oim'e non veggio , ove ste'l porte »
Se paljan tarde , mi lamento, Phare ;
S'io non veggio il bei visto, e laureo Crine,
Accuso il fogno -, e ciò, eh'io veggio è horror e,
1 Imi, o Dio , le piume, e le cortine
Al mio grìeve tormento, al mio martoraChe vaglian pin che pruni, ortiche , e spint iChi mi t'invidia, o mio caro -tesoroDico dormendo poscia, e mi querelo ;
E del dormir non sento altro ristoro.
Deh piova sopra te Pira del Cielo ,
Copra, compagno de la morte, copra,
Alai sempre neve le tue frondi, e gelo-.
Poi che di pace a tutto il mondo è opraTua sonnacchiosa faccia ; e desta meco,
Pace in me no , ma un'aspra guerra adopra .
Hor (e pur fermo è, eh'io rimango cieco;f r .tâststene il mio Sol, yadasten quella,
Che partendo ogni ben ne porta seco .
Dura condì tion dì fiera stella ;
Sia maledetto chi ha di voi governo ,
Se ir'errando vi fa, sfidante bella.
Tra nevi andrete a star chiusa in eterno ;Lasto, la nostra usata Primavera
Chi