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Volume primo.
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66
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>HC r Dell' Istoria"

■de’Pastori, che in quella Circi cicca il 1545. fu istituirà ; il quale ?anno 1546. tra le sue Poesie diede fuori un’Egloga intitolata Lâr/?s,di cinque Personaggi, e divisa in tre Atti, ciascun de’quali contienpiù scene, ed un’altra intitolata Filetta , di sei Personaggi , e divisain Atti quattro di diverse scene atcresì composti . Ma anche la FavolaPastorale perfetta dicon nata prima del Tasso quelli, che questo com-ponimento il giudican simile , ed una cosa stessa colla Satira de gliAntichi Greci » in quanto gente silvestra ammetteva .* di che in no-stra Toscana Poesia il primiero , s l’ultimo compositore fu M. Gio.Batista Giraldì Cintio » il quale Panno 1545. diede fuori una Satiraintitolata Egle, e divisa in cinque Atti intersecati dal Coro, con piùscene per Arto, nella quale molti Satiri, e Ninfe ragionano ; e pervero è egli il nobilissimo componimento.

E benché Udeno Nisieli , cioè Benedetto Fioretti , stimi d’ avereaccresciuta la medesima Volgar Poesia del componimento appellatoDitirambo, dandone uno tra certe Rime intitolate degli AccademiciApatisti ( ma per verità sue proprie ) e poste in fine del Terzo Volu-me de’suoi Proginnasini Poetici Panno 1627. e il Marini si vanti d’aver ritrovata la Sestina moderna, o Sesta Rima tessuta, come l’Ot-tava , ma con soli sei versi ; nondimeno con lor grazia , quanto alprimo, il Ditirambo è componimento antico ; mentre , come di so-pra abbiam detto, se me truovano esempj nelle Rime d’Angelo Poli-ziano, e scritte a mano , e impresse, come da i seguenti versi appa-risce, intitolati, Sacrificio delle Bacanti in onore di Bacco . ( 17 jOgniun segua Bacche teBaccho Baccho eu hoeChi vuol bever chi vuol bevereVegna a bever vegna quiVoi imbottate come pevere

Io vo bever ancor mi .

Glie del vino anchor per ti ..

Lascia bever prima a me

Ogniun segua Bacche te .

Io ho voto già el mio corno

Dammi un po il bottaccio in quaQuesto monte gira intornoE'I cervello a Jpasso vaOgnun corra in qua e in laCome vede fare a me ; ■

* Ogniun segua Baccho te »

j Io mi moro già di sonnoSon io ebria 0 fi o no \

Star pia ritti e pie non sonnoVoi stes e ebri chio lo so.

Ogniun facci chomio soOgniun succi come mer

Ognun

(* 7 ) Questi versi non fono altro , che un Coro di Baccanti, con cui il Pe-ntiano chiude la sua favola di Orfeo \ e non già Componimento da per se , eDitirambo , siccome lo giudica il CrescimiK