7i Dell’ Istoria
Subito percuote per acerbo dolore la terra,.
E doglioso, ed acro corre alla madre sua.
Mostrale piangendo, come crudelmente ferivaQuella ape, quanto empia, e picciola fiera sta,
Venere dolce ride; dice Venere : guardati, dimore ;
Picciolo quanto sei, quanta ferita fai .e quello ,, un’Oda dlGio.. Batista di Costanzo Napolitano -, che fiorìcirca il 1585. ingegno nobilissimo , e degno Nipote del famoso An-gelo, fatta in lode di Donna Giovanna Castriota»
Horchè. riscalda il Sole ambe le corna.
De Ariete , e Zepbiro ritorna,
E il mondo adorna di sì bei coloriD'erbe, e di stari >
Ridono i colli insieme, e la campagna ;
E 7 Mar tranquillo semionda ristagnaE già st lagna affai soavementeProgne dolente.
Tocca le corde col tuo plettro aurato,
Musa, e quel nome eccelso, ed honoratoCon disusato canto in note belleAlz.a a le stelle .
Tal ch'ogni terra ». ogni contrada ignota.
Sia di quest’ alma illustre CastriotaSempre di vo ta, &. ogni nobil coreLI ami, e l'honore.
Prima dirai■ di quegli antichi Regi,
Ond'ella nacque, i chiari incliti pregi,
E i fatti egregi, onde fu Troia doma,
E trem o Roma .
Poi del gran Padre, cui l’ardir sospinse,
Ove morendo l'alta gloria eftinseDel Re, che il vinse, ahi buono, e rio destinaiPressa al Testino »,
Canterai poi la rara alma beltade,
Che da' primi anni instino a questa etadeCon honestade è stata sempre unitaVerde, e fiorita .
La cortesia, l'ingegno, e il gran valore,
Quella grandez.ua eccelsa in burnii core.
Quel grand'amore, e quel affetto interno. r !
AL Padre eterno.
Tacciasi homai la gran Lucretia antica,
Che fa sì bella al mondo, e sì pudica 3E quella amica dìogni gloria veraComelia altera
Madre de'Gracchi ; e quella al cui fataleVelo raccese il bel foco immortale :
E la Vestale, che porto dal Tibro.
Acqua col cribro,.
E a che