Della Volgar Poesia Voi. I. Lib.II. 137
tera stanza, o d’una parte di quella , camminando ali’ingiù , e ser-vando il medesimo numero, equalità decersi, e la medesima tessitu-ra delle rime, che compongono o l’intera stanza , o la parte di essa.Ma questa regola per quel , che s’appartiene all’istoria non è inalte-rabile : perciocché tra gli Antichi , e tra i Moderni noi la troviamospesso variata, come circa gli Antichi, apparisce dalle-seguenti paro-le del Trissino (a) Questo sempre servò il Petrarca , ma -Dante, eglialtri non sempre , perciocché fanno alcuna volta stante finali in tutto di-verse dalla composizione delle altre stanze , e non contenti di chiuder leloro canzoni con una stanza finale , ne fanno in alcune due , e talhoratre , cose, che a me non paiono molto da imitare. E come sì riconoscedal seguente esempio di M. Odo dalle Colonne da Messina Poeta delprimo secolo della Volgar Poesia , il quale nel commiato della sot-toscritta canzone tratta dalla Raccolta dell’Allacci, non serva altralegge, che quella della qualità de’versi : anzi con istranissisiu manie-ra lascia l’ultimo verso senza,rima.
Io lassa innamorata
Cantar voglio la mia vitaE dire ogni fiataCome lamor minvitaChio sono senza peccataDaffai pene guernitaDuna chamo e voglioE non haggio in mia baliaSi come bavere soglio,r Pero pato travaglia
Et hor mi mena orgoglioLo cor mi fende e taglia .
Lassa tapinellaCome lamor ma prisaChe lo tuo amor marnilaQuello che mha conquisa( 1 La sua persona bella
E alto mha gioco e risa ,
Et hami messa in peneEt in tormento forte
Mai non .
E non maìuta morteEt sperola che veneTragami da sia sorte iLasso che mi dicia '
Quando mhavia incelataEi te 0 vita miaMi tengo più pagataChe fio havesfi in baliaLo Mondo adfignorataEt dormo non disdegnanzaE fami sonno scienzaPerch haggia et altro manza
’&esc.Ist.Folg. Poesia. Tom./. K Odio
fa) Fa'tic.divìs. 4. delchiuder te-canzoni fogl,60,