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Della Volgar Poesia Voi. L Lisi. IL
Uà un sol momento , e langue in metto al corso ;
Ed il futuro a lui porge soccorso,.
E a vicenda ora nasce or si disface --lo che farò fra tanti moti , e fretta
Tanta di tempo ì ahimè, che fon le forteChiusele’! tempo a miei danni il tempo* affetta ..
Steso hà il passato alto riparo >, e forte',
Il presente m'insulta ,- e mi rigetta ;
Ed il futuro mi condanna a morte..
E l’àltra, la quale ne’quadernarj ha le rime,-che si accordano ,,1'apri-ma colla terza, sesta ,.e ottava, e la seconda colla quarta, quinta, e:settima ,, nella-qual maniera è tessuto il seguente nobilissimo sonet-to del Dottor Piero Andrea torzoni Accolti, uno de’principali Let-terati di Firenze , e de’mantenitori della Toscana favella . E questa:maniera è simile a quella usata dal Petrarca-nel sonetto In tale slel-la &c. e da noi riferita di sopra».
Tu piangi,. Italia mia , nuove cateneDi servaggio stranier-temendo ; e intantoNon ricorda il valore alla tua spene,
Che schermo vile. a cor guerriero è il pianto ..
E imbelle lagrimare oblia sol tantoChe indocile a soffrir servili peneLo scudo imbracci ; e’I prisco sangue, e 7 vanto*
Si riaccenda nelle fredde vene ...
Dal profondo letargo, ove giacestiPer tanti lustri, e secoli sepulta ,
E'ben ragion, eli'un tuon simil ti destinSe poi non siringi il ferro 1 , indarno insulta-Con presagi Elicona atri, e funestiA te , che vuoi Languir serva , ed inulta .
Di varie stravagante antiche circola qualità delle rime de-so*netti.. CAP.. X Vili»
£ Giacché siamo entrati co’precendenti sonetti nella qualità delle ri-me , daremo qualche esempio curioso anche in ordine a ciò: im-perciocché gli Antichi alle volte usarono di ripetere nelle terzine de'sonetti ora tutte le rime de’quadernari ,.. ed ora alcuna di quelle ; e talle volte vi lasciarono de’versi sciolti . Della prima sorta serva d'esem-pio un sonetto di M».Onesto>da Bologna, Poeta del primo secolo del -, .
la Volgar Poesia, tratto dalla Poetica del Trissino [aj
Si fri è fatta nimica la mercede JAjL Î9* »
Che sol di crudeltà■ per me fi. vanta ter g»-
E sio ne piango ella ne ride, e cantaiE'I doloroso mal mio non mi crede..
E che mai non fallai conosce, e vedeIn ver di quella disdegnosa , e santa ,
A cui guisa, fi mena, e fi l'eneantaE quando, vuoila prende m ia sua rtde..
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