ài! De’Comefitatj Intorbò Àlf Istoria *
dodici sonetti, fatti per le medesime rime de’dodici sonetti interme-di del mentovato Folgore . Il Petrarca poi fece arresi' elio una catenadi soli tre sonetti, con obbligo, che le prime rime de’quartetti, e de'terzetti del primo sonetto , sieno ne medesimi luoghi le seconde delsecondo; e nel terzo tornino ad esser prime ; ed il primo di essi in-comincia, Quando dal proprio sito fi rìmove .. Rare se ne videro finoal secolo del x 500. che molti nobilissimi ingegni ne composero-, al-cuni d?’quali, dilatando la maniera, ne fecero senza altro obbligo ,che di continuar l’argomento, o maceria; e di 'questa maniera il Ru-scelli in un discorso stampato dopo la sesta parte delle rime di diver-si eccellenti Autori , afferma aver veduti fino a venticinque sonettifatti da Gio. Domenico Mazzavello, i quali sono così legati insieme,che continuano la medesima orazione ; e ali’ istesso Mazzarello con-cede l’invenzione di questa cosa, senza fondamento alcuno, per quel-lo, che abbiam detto di sopra .
A somiglianza di che alcuni altri più moderni an fatto i compo-nimenti d’ogni sorta di Lirica Poesia, mescolandola insieme , finchéii spedisca l’argomento, che trattano, come è quello del chiarissimoLorenzo Bellini, stampato dopo la Poetica di Benedetto Menzini, inlode di cui è fatto , il quale incomincia con versi rimati senza leg-ge, poi seguita in sonetti, canzonette, e madrigali, e chiude con al-tri versi simili a’primi; e su’l modello di esso un’altro in lode dellagià Granduchessa Vittoria di Toscana ne fece Maria Selvaggia Bor-ghi ni Pisana egregia Poetessa de’nostri tempi.
Per lo contrario alcuni altri, che la maniera restringer vollero, siobbligarono a tesser tutti i sonetti della catena delle medesime rime,[62] cóme sono quei tre d’Annibal Caro impressi tra le sue Rime ,il primo de’quali incomincia Donna qual mi fuss > io qual mi sentisi .Oltre alle predette , ne fecero anche d’ altre sorte , come osservò 1 ’Aran agi nella Tavola del primo Libro della sua Raccolta , in favel-lando d’Annibal Caro : tra le quali una ve ne sii , che appellaronoCorona, la quale tessevano di quanti sonetti loro pareva ; e talora adaltro non badavano in esse, che ad incominciare il sonetto seguente•coll’ultimo verso dell’antecedente , e 1’.ultimo sonetto chiuderlo col
primo .
(6 2) Nel secolo XVI, in cui ognuno fi studiava d' imitare il Petrarca , in-finiti si truovanoy che incatenarono Sonetti per mezzo delle rime , siccome fe-ce il Petrarca medesimo in que'suoi tre sonetti allegati dì sopra dal Crescimi ,,che venivano chiamati ì tre fratelli, Ma "Luigi Grotto nelle sue Rime $er tro-pi r arsi piìi bizzaro degli altri quattro ne lascio , da lui chiamati i quattro fra-telli^ e sono nella I. parte della edizione intiera a pag. 9. e a pag. 78. pur iti-la parte I, altri quattro tessuti colle stesse rime , ma con questo divario da’pri-mi, che quelli ne’quadernarj e ne'ternarj hanno sempre una medesima ritna te questi vanno alternativamente variando , poiché le rime dell' antecedente ,che sono ne'ternarj , divengono rime de quadernar) del susseguente Sonetto . Necontento di ciò nella III, parte a pag. 68. venti se ne leggono pur concatenati :insieme merci delle medesime irime . Ma fra tutti coloro , che di tal sorta dicomponimento fi dilettarono , niuno forse meglio riuscì del Cotti. Caro ,le a dispetto delle rime malagevolissime ne lasciò un vaghissimo esempio ne sufi 1famosi Mattaccini centro al Castelvetro , quantunque fieno fatti in istile delBurcbiello,