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Volume primo.
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237
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Della Volgar Poesia Voi. L Lib. Ili,

Al calar di quella botta-,

Che già il collo gli ha scaverò ,

Cede il campo, e sì di brocco ' - - ,

Quegli alon di PipistrelloSpiega ratto, e via bel belloSe la coglie in ver Marocco •

Quel di nubi, e di bufereFolto esercito infinito,

Che levato in fu quel lito,

Servin sotto a sue bandiere ,

Volto in suga il CapitanoSenz.a capo, e senz^a nervoD’alcun corpo di riservo,

Si disbanda a mano, d manoQual se Lupo in sul mattino - ■

Di notturna fame armato,

In due slanci è a mezzo il pratoDel bel pascolo vicino :

E La greggia, che in rugiade \

Sugge sangue, e pasce vita,

Muove in folla sbigottitaA fuggir per varie strade:

Agli slanci, alle volateDel tremendo saltatore,

Del tremendo volatore,

A i nitriti, alle sbruffate ,

A i nevischi, ed alle brine,

Onde Paria fende, e siede ,

Il guerrier, che su vi fiedeTutto in armi cristalline ;

Salva, salva, a rompicolloNebbie, nubi, e nevi corseFin dal mar di qua trascorseA far d'acqua il Ciel satollo .

Già diradarti ribelli:

Già da un rotto del suo veloScappa fuori al, Dio di DeloUna ciocca di capelli.

Qua rischiara , là serena :

Tusto agghiaccia , e pure il raggioDolce è sì, che un pin bel maggioMesso in gielo ne rimena.

Vedi in faccia VallombrofaPreparare in gran diamantiRicca dote a ì mesi amanti,

Ond ’ aspira a farsi sposa :

Tutto il monte, e la collinaTutto il piano brizzolatoD , un bel verde, e un bel lattatoCresc. Ist, Volg. Poesta . Tom.L

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Di

Q. 3 '