Della Volgar Poesia Voi. I. Lib. IV. 2.93
Drammatiche de primi tempi la prima maniera su sovente in uso ,comechè elleno alle volte anche si recitassero : ma la seconda , dellaquale qui noi intendiamo solo di favellare , non troviamo memoria,che incominciasse a mettersi in uso prima del secolo xvi. come dire-mo appresso , e sebbene il Sulpizio nella Lettera dedicatoria delle sueIdiote sopra Vitruvio, dice, che il Cardinal Riario Camerlengo di S.
Chiesa circa sanno 14.80. fece recitare, e cantare una Tragedia: Tuenim primus Tragoedi «e, quamnos Juventutem excitandi gratta, & age-re , & cantare primi , hoc avo docuimus ( nam efusmodi ailìonem jammultis faculis Roma non viderat ) in medio foro pulpitum ad quinque pe-âum altitudinem ere cium , pulcherrime exornasti , dalle quali parole ilPadre Menestrier nel suo Libro Des Rapprejentations en musi que {a) sa )?*£•* Se-paré , che concluda , aver questa opera avuto l’ornamento della mu-sica, ed essere stata la prima . Ces reset de mufique dramatique qui j*etoient conservez- dans VEglise, servirem à la retaUir il yadeux centsans, & Rome qui i avoit comme per due , pour donner â la declamationdes acleurs', ce que les Grecs donnoient au chant , e à l’barmonie , la fitparoitre sur le Tbeatre vers Van. 1480. comme se l’dpprens de Sulpitiusen V Epitre dedicatoire de fes notes sur lG.tr uve qu il presenta au Car-dinal Riari &c. nondimeno la cosa va altramente , perciocché le pa-role di Sulpizio non portano per conto alcuno la musica artificiale, ocolle note, ma bensì quel canto naturale, o cantilena, che nel recitarele cose Poetiche aveva la Gioventù di quei tempi; e, come abbiam det-to di sopra, si usava nella recita delle Farse, e delle Rappresentazio-ni, e d’altre simili cose , la quale anche la nostra suole averla, ben-ché ridotta tra la plebe ne’Carri, che si fanno in Roma il Carnova-le , nelle Zingarate , ed in altri simili divertimenti popolari .• rancoimportando la voce Cantare detta da Sulpizio in proposito di sveglias-te, ed esercitar la Gioventù.
Ma non per questo debbe affermarsi, che nelle antiche Opere, chesi rappresentavano sulle scene, nulla si cantasse con canto artifiziale,potendo ben’essere , che in tal guisa si cantassero i cori , e qualchecanzonetta , che in luogo di essi , o altramente , fosse inserita nelcomponimento drammatico , avvegnaché , il canto sulle rozzissimo ,c debolissimo , e con accompagnamento di strumenti oggimai andatiin disuso, o ridotti a servire alle cantilene del volgo: perciocché benv' era in quei tempi il modo del canto artifizioso , che fu ritrovatocirca il 1050. da Guido Aretino Monaco di S. Benedetto; e fu, cir-ca trecento anni dopo , accresciuto da Giovanni Muri Parigino (b ) (b)Gìo.And.Tanto più , che sovente nelle antiche Rappresentazioni si meuemno jîngelin.lfior.in opera apparati assai splendidi , per quel lume, che ne dà Posserva-à/c. pag.zione delle Farse, Egloghe, e Commedie riferite di sopra, e del quasi r8r. e 199,infinito numero delle Rappresentazioni sacre, delle quali favelleremoa suo luogo.
Nel secolo xvi. poi alquanto più di vigore la musica prese nellecose drammatiche, perciocché anche qualche scena con essa fu orna-ta : del che abbiamo certezza da quella scena del Sacerdote nel Sa-crifìcio del Beccati, della quale in una nota , che precede la Favola,si dice. Fece la musica Alfonso dalla setola : rappresento il Sacerdote
colla