3io De* Comentarj Intorno AH* Istoria-
Ora la Tragedia Toscana nacque co’versi sciolri, comedie il Trisisino primo nostro Tragico v’inserisse qualche canzone; e moke riusci-rono ne'primi tempi di soli endecasillabi, e qualcuna con mescolan-za d’ettasillabi: ma lo Speroni nella sua Canore si valse anche d’alrrjversetti: cosa, che a niuno parve più convenovòle per la Tragedia, chesa) spojìt, a Girolamo Frachetta (a) il quale quanto riprova chiunque compe-Ca»z..Caval. neva Tragedie in versi endecasillabi, altrettanto loda lo Speroni persant.pag.e^ i> u so de’versi rotti. Oltre acciò riflesso Speroni v'introdusse le rime,le quali, sebbene in que’tempi non incontrarono grand’applauso ,nondimeno nel secolo seguente ebbero molto seguito, come partico-larmente, si riconosce dall ' Ermenegilda del Cardinale Sforza Fallavi-«sino, il quale questa maniera, non men di quello, cbe si facesse loSperoni a' suoi tempi, gagliardamente defende da’Critici in quel suoDiscorso, che colla Tragedia si legge impresso ; e Alessandro de’Pazzi,come altrove dicemmo, nelle sue a larga mano inserì versi'di dodici,e di. tredici sillabe: il che fu riprovato, e biasimato universamente.
La divisione della nostra Tragedia non è diversa da quella de’sùc-ci , e de’Latini, cioè in cinque arri, ed in più scene per ciascun’at-to ; e benché il Trissino non desse alla sua Sofonisba divisione alcu-na, perciocché camminò col Fuso Greco, che era dì non dividerle,(bnon intrinsecamente (b) nondimeno questo suo modo non fu se-Poet.Test. gustato, che da pochi; essendosi i nostri Compositori in ciò confor-Hb.z.pag. 159. mati coll’uso Latino di far la divisione estrinseca. Contuttociò vi furontali, che nscironmalamente.di simil regola comunemente usata: per-(c)z>ìsc,Poes. ciocché Agnolo Ingegneri (e) d’una Tragedia intirotata la Sofonis *•rappresene., fra, \ a quale noi crediamo, che sia quella riferita dall’Allacci nellaffi- 43 ? Drammaturgìa per cosa di Galeotto Marchese del Carretto, Poetava.
go di stravaganze, dice. le seguenti parole. Il che mi fa ricordateli'una Tragedia di Sofonisba fatta in ottava rima da un Poeta , dì ninon mi sovviene il nome , ma sho veduta alla stampa, la quale inchie-de nella sua scena non solo Citta , Cartagìne, e la Patria di Alassirif-fa, ma la Città di Roma , e la Reggia di Tolomeo in Egitto, e diver-se altre parti del A/ondo , dall*una ali' altra delle quali ì Personaggifanno tragitto a lor beneplacito , sì pero che quando occorre uno di con' fatti passaggi, per dargli peravventura similitudine di tempo, fi forni-sce fatto, di modo che la favola e divisa in quindeci, 0 venti atti conuna rarità d’esempio maravigliosa . E noi ne abbiam veduta una diPiero Ingegneri intitolata il Respiro, e stampata in Vicenza Fannoì609. la quale è in sette atti divisa..
Ma pure taluno, essendo uscito de*termini de! consueto numero degli Atti desia Tragedia , seppe farlo con tanto giudizio , e così arti-fiziosamente , che non solo lode, ed applauso ne ertene: ma costrinsegli spettatori a godere della soverchia lunghezza, e sommamente gra-dirla.. Fu questi,un Vergerlo (sorse Pietro Paolo, che nel secolo xvi».cadendo scioccamente in eresia perdette, insieme con se stesso, il mol-to credito , che aveva acquistato tra i Letterati Cattolici.) il qualefondato peravventura sulle Rappresentazioni, che sovente si divideva-no in due pani, e si recitavano in due giorni , come abbiam dettoa suo luogo , compose , e mise in iscena , prima del suo errore , una.
Trage-