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Volume primo.
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357
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Della Volgar Poesia Voi. I. Lib. VI. 357

Nel rimanente tanto è lontano dal vero, che il Morgante del Piti-ci si debba annoverare tra i Poemi giocosi ; quanto è lontano, chefieno capaci di sì fatta nota il Boiardo, Bernardo lasso, e l’Ariosto,i bellissimi Romanzi de’quali ( comedie con qualche maggior riguar-do ) fono aneli’essi soverchiamente sparsi di cose, e di tratti fami-gliari, ridicoli, e burleschi.- la mercé de’quali dovrebbero anch’essi,fecondo il parere del Villani, andar tra i Poeti giocosi; e pure nonvi vanno, non solo perche non può dirsi ridicolo un componimento*se il carattere burlesco nol signoreggia in guisa, che universalmenterisulti il riso, o per una via, o per un’altra, come in proposito del-la Poesia, di cui favelliamo, si vede fatto dal Iasioni, e dal Braccio-lini, che primieramente scelsero soggetti degni di riso, e poi tessero-no le loro ottave in tal mostruosa forma Eroica, che a gran faticasitruova qualche tratto per entro da’loro Poemi, che non abbia in sequalche ridicola cosa: il che non si vede fatto da niuno de’ suddettiPoeti, anzi da niun Romanzatole per quanto sciocco, e scempiatosi ,

sia. Ma anche perche, oltre a tutte le dette ragioni, dee considerar-si, che la Poesia Romancesca è una cosa da se, e di totale invenzio-ne de’secoli bassi; nè appo i Greci, e i Latini, per quanto noi sap-piamo, fu mai in uso; e siccome dalla Provenza fu ella partorita ,così fu allevata, e perfezionata in Italia; e però di lei s’ha a ragio-nare, senza farsene paragone con alcuna altra spezie di Poesia, se nonin quanto potette esser cagione della perfetta Epopeia Toscana fabbri-cata secondo le regole d’Aristotile , come noi , per quel che altroveabbiam detto, crediamo, che siasi stata.

Quanto poi alle Operette attribuite al Localo; nè meno quellepossono annoverarsi tra le cose Eroicomiche, perché l’Autorc, comeprossimo al tempo corrotto detto disopra, anch’essofu tirato da quel-lo; e se il Villani avesse veduto la Letilogia di Bestino Tricio, e laDistruzione di Constantinofoli di Michel della Vedova, da noi citatialtrove, nel primo de’quali Poemi si descrive la peste seguita in Mi-lano alcuni anni prima, e nel secondo la presa di Costantinopoli fat-ta da’Turchi Panno antecedente, anch’esso si sarebbe accorto, chein quei tempi correva in universale questa disgrazia. Oltre achel’Or-ìandino dee piuttosto mettersi tra le maladizioni, delle quali parla ilVarchi riferito di sopra; e il Caos è un guazzabuglione attenente piùalla Comica, che all’Epica, per esier composto in una formaccia dram-matica.

Finalmente al Berni egli fa grandissimo torto; perché sebbene ilRomanzo del Boiardo è molto bello, nondimeno il Giraldi (a) chesenza riguardar punto alle ragioni di quello del Pulci, lo stimai! pii- -^-'44-mo, che fusse fabbricato con buon metodo, e buona economia , dà , ..

di esso il seguente giudizio. Simile a Lucrezia nella nostra lingua ( quanto ? stilla de*al seguir la Natura) fu il Conte Matteo , il quale quantunque stoffe un poco % della

pik rozzo, che la bellezza del componimento non richiedeva , fu però il sst Raccoltaprimo, che meste il piede nella buona strada , e insegno agli altri dica- sotto il nomeminarci lodevolmente ; e l’Atanagi anch’egli dice [£] Se il Conte Mat- di Matteotea Maria stoffe sì culto ne'versi eroici, come è stato ne’lirici, a quel che Maria Boia*-fi vede in questo sonetto &c. il suo Orlando Innamorato sarebbe molto do,

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