Z7§ De’Comentarj Intorno Ali’Istoria
(a) impres. come egli dice nelle sue Lettere (a) tra/portò in ottava rima la No“in T redigi velia del Boccaccio di Tane re di , e Gismanda , senza aver mai repli-
*603.^.34» caca la stessa rima , e ne meno la stessa parola , benché differente in
genere, o in numero ; e di più coH’obbligo di chiudere il sentimento. ogni due versi : il qual Poema noi non abbiam veduto , ma come si
Cbj pag. 6 s. ca va dalle stesse lettere ( b ) fu stampato in Vinegia. El’altro Belmon-te Gagnoli, ii quale parimente senza mai ripetere alcuna rima in un’istesso canto produsse il suo Poema àc\VAquile,i* Distratta, come av-verte Dionisio Dionigi nella lettera a’Lettori della prima edizione di(e) Lìb €. P° cma > e come per cessa di degna considerazione nota il Menagionelle Giùnte ne " e Osservazioni sopra le Rime dei Malerba {e)p*g-591-del- Finalmente per quel, che risguarda l’areiffziodue Bellissimi esem-U prima pj abbiamo: l*uno del divino Ariosto,, il quale nel .Canto xxvn. del
eà. suo Furioso, volendo dimostrare , che Mandricardo aveva a contender
distintamente con Rodomonte, ^con Ruggiero, e con Marfisa » trevolte pose io Rima il nome di lui nell? seguente ottava,-Fe quattro brevi porre, un Mandricardo ,
E Rodomonte insieme scritto h^épea :
Nell'altro era Raggiera, e Mandricardo :
Rodomonte, e Ruggier V altro dicea :
Dicea Valtro Marfisa , e Mandricardo ,
Indi all’arbitrio dell'istabil DeaLi fece trarre, ei primo fa il SignoreDi Sarza a uscir con Mandricardo suore .
E 1 *altro di Giovanni Andrea dall* Anguillara, che si servi della fépî>razione delle stesse voci in rima , per esprimere con evidenza la formadel Caos in quella famosissima, ed artifiziosissima stanza dell e Met*-tftorsojî d’Ovvidio da lui tradotte, che è del seguente tenore-.
Pria che il Ciel foste , il Mar, la Terra, e sfoco.,
Era il Foco, la Terra, il Cielo, ei Mare:
Mai Mar rendeva, il Ciel la Terra, ei FocoDeforme il Foco , il Ciel , la Terra , ei Mare :
.Ch'ivi era e Terra, e Cielo, e Mare, e Foco,
Dov'era e Cielo, e Terra, e Foco, e Mare..
La Terra, il Foco, ei Mare era -nel Cielo «
Nel Mar, nel Foco, e nella Terra il Cielo.
Ma i farnetichi indirizzati a muovere il riso nell’uso delle xime fo-no oggimai le infinite maniere d’accozzar tali desinenze pel mezzode’versi, o disporle cosi nel fine di essi, che rendano il suono, comeper iscala, o gradazione, la qual faccenda Parechesi alla Greca, e al-la nostrana Bisticcio s’appella i c di sì fatta spezie abbiam favellato(a) ììb, 1, jjon poco rjeUTstpria (d)
pag.7 4 , La più antica memoria , che di simili Poesie si vegga tra le cose
Toscane , è alcun passo del Pataffio di Ser Brunetto Latini Maestradi Dante, come apparisce da i seguenti versi,
Perche la stalla molt’acqua distillaPe falli de folli, che son troppo felliChe fanno le fiche con fioca favellapine vo far &c.