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388 De’Comentarj Incorno Ali’Istoria
Smorto nel volto che il mar tir oppostoDiscojlo il color tien che e breu e corta.
Legato perche restio al mondo vivoPriva del mio Signor: 0 crudel fatoCondemnato fon a far de pianto un rivo.
Divo è il suo spirto: & io son qui restatoDato a li affanni in preda : e questo scrivoVivo homo in terra fi non e beato.
I versi, o Poemi Sotadici , così detti da Sotade Greco , che ne fuPinventore , dono quei che possono leggersi anche ali’indietro ; e allevolte si fanno tali, che letti per diritto, anno un sentimento ; ed un’altro, se si leggono per ro versoio. Anch’estì si t-movano usati dai Tos-cani , e ancor di questa maniera sa menzione Antonio di Tempo ,chiamandola Retrograda . Lidio Catti da Ravenna tra i suo Opusco-li, stampati in Venezia Panno 1502. ne ha uno intitolato, SotadicmCarmen , il quale incomincia , (Sentile Lidia sol leggiadra , e bella .Ma noi recheremo per esempio un sonetto, tolto dalle Rime del Ge-co d’Adria (a) che fu molto vago di simili stravaganze..
Fortezza, e senno Amor dona, non tolgeGiova, non noce, al ben, non al mal chiama. Trova non perde honor, costumi, famaBellezza, e castità , lega, non sciolge >
Dolcezza, non affanno l'huon ne colge.
Nova perfidia Amor rompe, non trama ,
Prova non crucia, il duol odia, non amaPrezza , non Jcherne , in buon, non in rio volge .
Vita , non morte dà, gioia, non pena,
Sorte buona, non ria, frutto, non danno ,
Invita al Ciel, non al Inferno mena .
Accorte non cieche hor Palme fi fanno,
Aita non offende, arma non svena .
Forte, non snelle Amor, Dio, non tiranno.
Ma Marco Antonio Petilio Montecorvinate , Giureconsulto Napoli-tano, aveva fatto un Componimento, come scrive l’Allacci nelle ApiUrbane, intitolato il Ripeto, e consistente in otto Sonetti, ordinatiin forma di scacchiere, che si potevano leggere in sessantaquattro mo-di: il qua! componimento, quando fu noto all’Allacci, non era stam-pato; e noi non sappiamo, se di poi sia uscito alla pubblica luce.
Oltre a tuttociò si «movano anche Componimenti, 4 cui versi sonotessuti l’uno di tutti verbi, e Paltro di tutti nomi , per saggio di cheserva il seguente sonetto d’Antonio Monetta.
Tien, punge, arde , apre, vince, e’ntorno cingeFren, chiodo , fuoco, flral, possanza, e laccio-,
Mio cuor, che’l ben, la tema, e ’l sommo impaccio.
Spera, patisce, e ricoprendo finge.
Ella odia, ama , arma, spregia, abbasta , e spinge,
Terra , Ciel, Fede, Amor, sua forza, e ’l braccioIncontro a lui ; del qual fiamma, ira, e ghiaccioSpenge, discaccia, e disfacendo stringe.
Fitti