(aj II Bar.Anton. C st-raccio .
( b ) Il Cari,Gian MarioCrescimbeniAutore .
x Della Bellezza
Fab. Voi sete errato, Dietimo; perciocché, se dite, .che io ò pre-venuto, tocca a voi di supplire , Dior. Noi .non ci accorderemo percerto. Fab. Che farem dunque* Diot, Ragionisi a vicenda; e per nonperdere un momento di quel diletto, che ritraggo dall’ascoltarvi,moverò io il discorso sopra la famosa Tragedia ultimamente uscita al-la luce, del nostro eruditissimo £ a ] Lacone Cromizio, nella qualesvorrei, che andassimo investigando i precetti, a squali tal componi-mento è obbligato; e se alla line il Toscano Idioma sia per mezzo diLacone giunto a conseguir l’eccellenza nel Tragico . Fab. Scusatemi,Dietimo: che sta maceria, quantunque amena, e fruttuosa, non puòdigerirsi , senza venire a paragoni, e confronti, i quali io somma-mente schifo. Più tosto contentatevi, che da voi, che sete versatissi-mo nella cognizione de’componimenti de gli antichi Toscani, dileg-gia lo scioglimento d'un dubbio, che, per quanto io m’abbia vedu-to, e letto, ancora non mi posso togliere, cioè se T argomento delSonetto di Meller Cino da Pistoia, che .incomincia.
Aitile dubbt -iti un dì , mille querele,.sia stato tratto dalla Canzone del Petrarca, che incomincia.
•Qjtell' antico mio dolce emyio Signore,.ovvero il Petrarca a Messer Cino l’abbia involato . Diot. Bizzarro èil dubbio; e parecchi incorno ad esso anno scritto; ma peravventuraniuno l’à deciso fondatamente; perciocché quinci, e quindi v’è mol-to da dire; e le ragioni d’ambe le parti difficilmente si possono atter-rare; né a me si conviene tal .decisione, perché dalPun canto non vor-rei detrar nulla al primato nel tempo di Messer Cino, e dall’altro nonsaprei accusar di povertà d’argomenti il feracissimo Petrarca. Fab. Diche dunque favelleremo? noi siam già fuori della porta, Dior. Se fac-ciam cosi , consumeremo tutto il nostro divertimento in trovare ar-gomenti. Fab. Ma ecco la nobilissima .Egina ; e con esso lei non po-chi de’nostri Arcadi. Ella col suo acutissimo , e spiritosissimo ingegnone saprà scene alcuno , che senza impegno ci dìvertisca . Diot. Ve-ramente l’ingegno di così tenera Giovanetta è mirabile. Fab. Basti ilconsiderare., che ella è figliuola d’un Padre, che se nella nobiltàà po-chi .eguali, certamente nel talento, e nella sperienza delle cose, è u-nico , Diot. Sete appunto arrivata in tempo , stimatissima Egina:mentre , avendo noi oggi lasciata la solita conversazione., per diver-tirci con ^qualche ragionamento men grave , non sappiamo trovaleargomento ,, che ci soddisfaccia. Se dunque Voi non ce ne datealcuno, corriam rischio di tornarcene senza conseguire il nostro fine.Eg. Volentieri voglio compiacervi : e nel tempo stesso compiaceròanche a me medesima. Io ò udito stamane lodarsi al più alto segno uttSonetto del Costanzo da [b] AifesibeoCustode della nostra Arcadia, iti-favellando lui con mio Padre; e conchiudersi, esser quel Sonetto per-fettissimo, per contenere in se miste due bellezze , che egli -le appel-lava interna, ed esterna. Vorrei adunque, che, con buona grazia diquesti gentilissimi miei Compagni, vi .compiaceste d’insegnarmi, qua-li sieno le dette bellezze , non sapendole investigar per me stessa; ecome si ritruovino nel Sonetto, che è il seguente.
JVelT ajjedio crudel, che sette pia sorte
Mi