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Volume sesto.
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12. Dèlia Bellezza

è simulacro; e però Immagine del Poeta vien detta; e così chiaiîibr*la anche il .Bembo in quel Sonetto-) che incomincia.. Mentre il seradestin mi toghe , e vieta . Nel cui primo quadernario, se non sono er-rato.» si racchiude in epilogo mirabilmente tutto ciò, che si-contienenel Sonetto del Costanzo, del qual parliamo. Uditelo.

- Mentre il jero destin mi toglie, e vieta

feeder Madonna , e stemmi in altra parte*

La bella immagin sua veduta in parte ,

Il digiun .pasce* e i miei sospiri acqueta*

Dal che noi a bel.talento giudicar potremo, esser 1’amore del Poetagiunto a tanta perfezione., che non,più,, che un grado gli mancava,per divenir perfettissimo. Segue egli poscia dicendo, che nell’animarinasce il vigore, il che significa, che ella ritorna nella sua primieradignità» .fatta in nitro padrona del corpo ., della qual dignità da pri-ma .il sensitivo appetito peravventura Paveva spogliata; ed .avvertia-mo., che a tal..fine si vale il Poeta del termine rinascere, il quale con-tiene il quarto grado dei nobile amore . Or non vi sembri strano,che si chiuda questo sentimento col dispregio della morte» impercioc-ché, sebbene le anime sempre desiderano di ritornare al sopranmrra-to godimento, scotendo a tale effetto continuamente le candide ali,delle quali sono fornite; nondimeno, finché nella guisa già detta dalcorpo non si distaccano, ma amano col l’appctito sensitivo , sa lor gra-ve alienarsi da quello,-mediante la morte . Ma quando distaccate daogni sensualità pervengono al detto godimento, più non si curano delcorpo; ma, attendendo sempre più a.perfezionare il loro amore , permaggiormente godere , spregiano ed esso , e tutte le calamità , allequali è fugga to: anzi desiderano la morte, per distaccarsi affatto dalmedesimo corpo.- perlochè appunto cantò il Petrarca nel fecondo Cap.del Trionfo della Morte.

La Morte è fin d’una prigione oscuraA gli,animi gentili , a gli altri è noia ,

Ch’anno posto nel .fango ogni lor cura.

Quanto poi grande si fosse il dispregio, che P anima faceva del corpo,e delle ragioni di quello , ce’l dinota-ciò , che vien soggiunto dalCostanzo, cioè, che rie umane insidie, ne avversi casi giammai avreb-bero in lei avuto soma bastevole a farla arrendere : mentre la resa altroportar non potrebbe , che il ritorno dell’ anima all’amor sensitivo .Anzi , che questa .sia la vera intelligenza di questò passo , chiaramen-te si riconosce dalla sua magnificazione, dicendosi, che non solo percasi avversi l’anima non si sarebbe arrendura, ma non avrebbe muta-to verso , il ciré altro non significa , se non che Pan ima non sarebbegiammai tornata indietro ad amare sensitivamente .- non avendo Vumore altro, che un verso, il quale in quanto scende , chiamasi sen-sitivo, in quanto ascende intellettuale; e di questa conversione inte-se Diotimo, quando disse, che questo modo di dire, dimostrava con-versione. Non è egli vero, Diotimo? Diot. Appunto. Fab. Or chiu-dendo il suo maraviglioso componimento il Poeta , rende la ragio-ne , per la quale l’anima si ritrova stabile, e ferma, e senza alcun ti-more; e dice , che quanto dell’infirma , ed afflitta scorda , cioèdel.cor-

po fot-