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Volume sesto.
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Della Volgar Poesia. Diali. ti

te forze dell’ anima, fecondo i Platonici, sono sei, cioè, tatto, gu,sto, odorato, udito, vista, ed immaginativa. Delle tre prime, cheriguardano la materia, e perciò aderiscono al corpo, nulla, o po-co di vigore l’anima riceve, ne di effe si vale, che per conforto, enutrimento del corpo : dalle altre poi, le quali sono potenze più no-bili, perché più sollevate dal corpo , ella prende il vigore per giun-gere al suo fine da me ^esposto di sopra jîe tra esse da vista è di mag-gior pregio, perché opera principalmente nell’apprestare ali’anima ilcibo della verità; e per questa ragione anche veggiamo, che ella ègrado primiero dell’.amorc spiritual®. Descritto il suo stato nell’ asse-dio, ed il coraggio dell’anima,, passa il Costanzo a dimostrare, on-de quella ricevesse vigore, essendole impedito il cibo della vista cor-porale, e dice, che ogn’era le viene per altre forte quella immaginegentile , che dalle fasce le diede il Cielo per cibo .. Siccome due sorted’occhi à l’Uomo,, T una esteriore » .colia quale P anima riceve ilsuddetto cibo della vista , l’altra interiore, che sono gli occhi dellamente, per li quali ali'anima si tramanda il cibo dell’immagine, delquale appresso favelleremo; così il Poeta fornisce la sua Rocca di piùporte, !'esteriori delle quali .essendo impedite dal!' assedio, dice, che„ da altre porte , cioè dalle interiori, riceve il cibo l’anima sua, e loriceve ogn’ ora , perciocché ^queste porce non possono occuparsi » co-me si occupano l’esteriori., da vicende di fortuna-, o da impeto disenso; e tali sono anche le porte delle Rocche, tra le quali alcuna ven’è nascosta, e interna , che per via-sotterranea soccorre gli assedia-ti. Per esse adunque il pensiero, accompagnato dalla memoria» ap-presta ali’anima P immagine della bellezza universale de'corpi, il ci-bo della quale, chiamato .gentile dal nostro Poeta -, a petto-a quellodella bellezza particolare sensibile, che è rozzo., e vile, fu dal Petrar-ca paragonato al nettare, e all'ambrosia.

Pasco la mente d' un sì nobil cibo ,

Che ambrosia, e nettar non.invidio a Giove,

E l’anima avvalorata da quello, nulla curando dell’assedio del sen-so, segue a perfezionarsi nel suo amore, e passa incontinente a gode-re di quella bellezza della quale godeva innanzi che fosse immersa nelcorpo: nel che, secondo i Platonici, si contengono il quarto, e ilquinto grado per giungere alla fruizione della bellezza di Dio. Quin-di non vi maraviglierete, che il Poeta dica, eh z datile fasce, cioèdalla creazione, era stata data un’immagine per cibo alt’anima suadal Cielo , cioè da Dio, il quale i Platonici appellan Ciclo, col mez-zo però di Giove, che altri chiamanoprima Mente, oIntelletto, al-tri Anima del Mondo; imperciocché le anime, secondo la stessa opi-nione Platonica riprovata dalla nostra Religione, prima di essere in-fuse ne’ corpi, comprendono la loro nobiltà appo il loro Creatore ,che le illumina, e godono della vista della bellezza nella loro spezieuniversale, assai più perfetta di quello, che sia la bellezza sensibile,anche universalmente considerata: non però tal bellezza è perfettissi-ma, non potendo alla perfettissima arrivar gli uomini, se prima coreccesso di perfezione non s’uniscono in tutto coll’intelletto, toccan-do il sesto, ed ultimo grado dell’Amore: ma bene della perfettissima

è simu-