Della Volgar Poesìa. Diali. 15
Astrarre, e depurale da ogni formella , e vocàbolo ali’insegnar de’ Fi-losofi appartenente i filosofici insegnamenti, -e quelli (otto altra fac-cia rappresentare, come osservò sempre il Petrarca, ed ogni buon Ri-matore , e Fi He ilo Costanzo , particolarmente nel Sonetto , del qualfavellato abbiamo ; nel quale'volendo ragionar della scala Platonica»la rappresenta coll’allegoria deli’assedio . £g. Ora rimango paga ; eappresso stabiliremo un’altra gita , per esporre alcun’altro de’ Sonettidel nostro Costanzo. Ma non però avrete voi, Faburno, e Diotimogentilissimi, ad averne la briga: volendo Io , che favellino Arpalio ,ed Pinato » F ab, Come volete. Ma già è sopraggiunta la sera ; e citroviamo non poco lontani dalla Città . -Eg. Il meglio fata » che cen’entriamo tutti nelle carrozze, che abbiamo con essonoi, e di buonpasso ci ritiriamo, perché Paria della sera per Ford inailo non è trop-po buona. Fab, Facciasi ciò, che vi aggrada . Diot. Che dite ora, oFàuno ì Abbiamo fuggita la solita conversazione » per non parlaredi materie filosofiche , né ridirle ; e pure non ne abbiam potuto faredi meno, -Fai. Vengane di queste disgrazie , se con tanta ricompensane giungono , quanta «e abbiam ritratta dalla dolcissima conversazio-ne della nobilissima Egina. Fuggiamo le cerimonie ; e compatite. la mia importunità , perché trattandosi d’imparare » è permessa a gliassennati maturi Uomini , non che ad una Donzella , come io misono . Diot, Quella modestia senza pari, che voi avere contra mio me-rito considerata in me, o Faburno , giustamente ora fi conviene sd Egi-ma. L^.Ciacchénonsicessa da i complimenti, c on te n 11 amoci d i t ac e re «
Jl Fine del Dialogo Primo »
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