Delia Volgar Poesia. Dial.IL
deFli antichi Sileni: ma, sebbene tal magnificenza accrescerà i n chilegge l’ammirazione, ritrovando sotto umilissima scorra altissimomidollo, scemerà nondimeno la perfezione dell’interna bellezza del?umil carattere, la quale, come abbiamo detto, consiste nel!'essereuguali ? interno, e l’esterno; e però, non disapprovando la prima,senza fallo mi atterrei alla seconda maniera. Eg. Rimango già per-suasa della vostra opinione. Ar. Ora ascoltatene il confronto nel So-netto del Costanzo, continuando io i’itìcrapreso costume di dichiararre in prima ciò, che abbia, voluto esprimere il Poeta; e poi di mo-strare , se P abbia espresso , e per ultimo di cavarne alcuna massimagenerale- L’argomentò dunque di tal Sonetto si è, che essendo man-cata ali'Autore la vista della sua Donna, gli-'occhi sene dolgono, eassicurano il medesimo Autore , che non. vi sarà mai persuasione, cheli; possa liberar dal dolore . .Questo argomento vien trattato con nonminor Filosofia Platonica di quella,, che Falce’ieri fu spiegata. Egliè ben però vero, che dee aversi riguardo alla diversità del caratteredetta, disopra; perciocché per soddisfare aìl’umiìe, il Poeta si prescri-ve qui cosa fisica., e sensibile, la quale è umile verso la metafisica, eintellettuale; né à voluto eccedere il primo grado dell’Amore, cioèla vista dell’oggetto materiale, se non quanto può esser possente Firn-maginativa non depurata dal materiale, né stesa ali’universale, maristretta nel suo particolare sensibile : il che a gran fatica arriva al-secondo grado. Perché dunque più agevolmente io possa ciò dimo-strare, in tre parti dividerò il Sonetto, ponendo nell’una gli occhi,che si lamentano della privazione della vista della Donna amata: nel-l’altra il cuore, che alquanto di conforto riceve dal pensiero, chegliele rappresenta; e nella terza il Poeta, che proccura di consolarei medesimi occhi. Io non istarò qui a rammentarvi il principio d’A-more, e come egli in noi si generi, e come cresca, e come col sensodeclamando si perda, e colla ragione ..alto poggiandosi beatifichi, deiche l’altr’ieri si favellò ; imperciocché io commetterei non leggierfallo, tacciando di poco accorta la vostra singolar memoria ; ma sola-mente ripetendo quanto è necessario per fondamento del mio ragio-nare, dirò, che generandosi Famore dalia vista delia bellezza corpo-rale d’alcuna Donna, ricevuta per gli occhi; questi, perche imprimoluogo adoperano nell’amorose cose, si chiamano guide, e duci di chiama, come li chiamò il Petrarca nella Canzone. Si è. debile il. filo va cui s’attener
E firn col cor punite ambe le luci',
Che alia flrada d'Amor mi furon duci -ve' prima di. lui Qvvidio.
Oculi sunt in Amore duces .
né gli occhi per la loro opera non vengorio rimunerati ; anzi conti-nuo alimento n’esigono, senza il quale perirebbero di fame . Etn.-Egli è verissimo ; e mi rammenta, che simil sentimento espresse ap-punto il Custode della nostra Arcadia, allor che disse.-A gli occhi il cor : se il solito alimento ,
Dice, a mandarmi voi troppo tardateCerto io mono : che già le forz^e usate