Della Volgar Poesia. Dial.III. 41
periodi, o else abbia a persuadere , o ad insegnare, o a dilettare, oche ad altro fine sia diretto, siccome per conseguire il prescritto finedovrà incamminarvisi per li suoi mezzi, che or grandi, or’umili, ormediocri sono, così potrà contenere varietà d'idee; egli è ben peròvero, che una idea dovrà esser la signoreggiarne, sotto il nome dellaquale camminerà Sa locuzione , tuttoché per varie idee maneggia-ta. Nè a questo parere credo, che possa nuocere il considerare, chel’idea sublime , come opposta ali’umile, non può con quella piena-mente accozzarsi; dovendosi ogni sentenza pigliare con discretezza - ,e la discretezza dimostrandoci, esser diffidi cosa, che in un compo-nimento di lunga distesa , come sono i Poemi Eroici , le Tragedie,ed anche non poche delle composizioni Liriche, ancorché per se stes-so abbia l’idea signoreggi ante, non vi sia qualche membro , concet-to, senso, o periodo, che ad altra idea si riferisca: tanto più se con-sidereremo l'idee secondo la numerazione d’Ermogene, che, tra ge-nerali, e sottordinare, insino a venti ne stabilì; anzi l’istesso Erino-gene , ed anche Demetrio, che in quattro le divise, parrai, che neammettano il concorso; eccetto quello della magnifica colla tenue,,secondo la divisione di Demetrio, o della sublime coll’umile, secon-do Tullio : ma anche tra queste nella guisa detta di sopra , secondo'me, il concorso si può ammettere; benché ciò assai di rado possa av-venire, né riesca il farlo acconciamente , senza somma accuratez-za , prudenza , e giudizio di chi compone. Eg. E nei Sonetto, cheè brieve componimento, potrà usarsi sì farro concorso senza sconve-nevolezza ? Tir. Maisì; perciocché il Sonetto, sebbene si ristrignedentro il brieve circolo di quattordici versi, nondimeno agguagliaqualunque perfetta orazione atta a muovere gli umani affetti; oltre ache di molti concetti, e sensi è capace, più periodi contiene , e ilmaneggio delle figure in esso è necessario, quanto in qualunque’lun-go Poema. - la qual cosa molto pienamente è sfata dimostrata da que-sti Compastori nella fpofizione dell’esterna bellezza de’Sonetti del Co-stanzo; e però varie forme, ed idee possono in esso concorrere , fe-condo la varietà de’eoncetti, e delle figure, delle quali per consegui-re il suo fine, l’Autor si Vale. Il che panni, possa rendersi appienopalese con quel Sonetto del Petrarca, die incomincia.
In qual pane del cielo , in quale idea ,nel quale tutrerrè le forme di Cicerone io riconosco, senza che Pira»porti nocumento ali’altra. £g. recitatelo di grazia *
Tir. In qual parte del Cielo, in quale IdeaEra l’esempioy onde Natura tolseQuel bel viso leggiadroin eh' ella volseMostrar quaggiù ., quanto lassù potea ?
Qual Ninfa in fontiin selve mai qual DeaChiome d’oro si fino ali aura sciolse ?
Quando un cor tante in se virtuti accolse ?
Benché la somma é di mia morte reaPer divina bellezza indarno mira
Chi gli occhi di costei giammai non vide SCerne soavemente ella gli gira .
Non