52. Della Bellezza.
scrive a Paolino sopra la Bibbia > ed il Patrizio riferisce di moke Ca-pere sì de gli uni» come dell’altre, compatte in, versi etamem, tetra-metri giambici » e in- altre sorte di versi ; siccome l’ebbero anchej Ditirambici , l'anifizio de’quali considera in celare fideisti arti-fizio in guisa , che non li conoscesse in die maniera tolser fabbrica-li i loro componimenti ; e paresse detto a caso , e fuori di propo-sito quello , clie con grand’arte era detto : mentre in questo modoerano giudicati più ripieni di poetico furore ; e oltre acciò altre re-gole avevano » come le voci prolisse, e composte , e licenziose , iuopi, e le figure ardite , animose , e da lontano pigliate e le iper-boli spesse , e grandi i di modo che si potrebbe conchiudere , comeavvertì PAdimari in una lettera sopra di ciò impressa nella sua Tra-duzione di Pindaro, e prima di lui Orazio»
Seu per audaces nova DitbyrambosVerba devolvit „ numeri [que ferturLege solutit »
che > piedi- e i numeri de i Ditirambi erano sciolti- da ogni legge»non perché tal Poesia non abbia regola, ma perché cammina con piùlicenza » Ma favellando de’Lirici Poeti , e spezialmente di Pindaroloro capo, la cui maniera viene imitata da gli Italiani- vaghi di com-porre alla Greca nella natia loro Lingua ; chiara- cosa è , che eglinofono regolai issimi- ; e dalla loro lezione io riconosco non solamenteessere state da essi osservate le leggi- de’piedi , e del metro , ma del-la disposizione e condotta del componimento , siccome in partico-lare si può riconoscere dalla lezione di Pindaro; circa H quale ilmentovato-Adimari fa vedere, che sebbene anch’egli cercava non fa-re apparse l’ariifizio, nondimeno regolatissime le sue Odi componeva-,non ve ne essendo pur’una , che introduzione , proposizione ^con-fermazione , digressione, ed epilogo ordinatamente nell’ intrinseconon contenga ; e la ragione è chiarissima , perché senza regola niu-na Poesia può sussìstere ; ed Aristotile stesso-., maestro di que’mede-simi , i quali tolgono al furor poetico il parlate regolatamente , ag-gi ugne alla natura, e pi detto-,furore per necessaria compagna sarte»à- Or se dunque dalle dette cose si rende manifesto ,, che la Gre-ca strada è buona ,. e può da’ Toscani calcarsi , perché > lasciataquella , abbiamo intrapresa l’altra , cioè la metafisica , o immagina-ria dal Petrarca? ritrovata ? Aris Innanzi che io risponda alla vostradomanda , ciré è la terza delle quattro „ che mi avete sud bel princi-pio sarte contentatevi , c!ie distingua nuovamente il Greco poetat-re; perciocché quello usato da-i primi Padri-, non solo da i Tosca?ni , ma anche da i Latini fu abbandonato ,. per le ragioni poco da?vanti dette ; e per niun conto io stimo, che debba mai riporsi incommerzio ; ma Palerò,, del quale si valsero i secondi Padri, non so-lo non-si dee tralasciare , ma certamente non-si tralascia , come di-mostrano, tra i moni, ambedue i Tassi r il Gltàìbrera., il Calducci»ed altri „ e tra i viventi , non pochi de’nostri Compastori „ che alla.Greca nobilmente compongono ; contuttociò più comune è l’uso deicomporre Petrarchevoluietue ; e molte sono le ragioni., per le qualilaPuGo è più abbracciato. Eg. Favoritemi dirle. Ari/. Perché, la. hre-