-6o Della Bellezza
lavorate, che dalle altre, le quali dentro una sola idea son tessute', equesta conseguenza serve anche per soddisfare ali’ultimo mio obbligodi mostrarvi, che questo Sonetto, ancorché non contenga una folaidea, male annoveri tutte, non pur perfettamente è bello nel sester-no, quanto ogn’altro; ma la sua bellezza è dotata di maggiore arti-fizio.. Eg. Molto pienamente, e con meravigliosa chiarezza vi siete ,o Alcone, disobbligato-, e a me non resta in questa parte, che piùdesiderare. Ora tocca a voi, o Acisteo , di terminare il ragionamen-to, scoprendomi l’interna bellezza del Sonetto, che stiamo conside-rando, acciocché possa conchiudersi, che aneli’esso gode del misto d’ambedue le bellezze. s4ris. Concbiudetelo pure, che non v’è dubbio .Siccome Alcone non si è dilungato dall'ordine, che pigliammo nelprincipio di questi ragionamenti, in esponendo la bellezza esterna,così anch’io ali’istesso mi atterrò, per dimostrarvi l’interna. In pri-ma adunque rintracceremo ciò, che à voluto esprimere il Poeta inquesto Sonetto : indi se l’abbia espresso; ed in fine alcun giovevolprincipio caveremo da i sentimenti di esso. Si studia qui il Poeta d’esprimere con una novissima, e sottilissima dimostrazione, che egliamerà la sua Donna, anche dopo la morte; e quella ali’incontro o-dierallo; e con questa occasione parla di tutto ciò, che avviene dopola morte, sì a i sensuali amanti, come alle superbe Donne; e dice,che passando dopo la morte ambedue ali’Inferno, egli ghignerebbe agoder quivi della vista di lei , dalla quale verrebbero addolciti isuoi infernali .tormenti ; e per lo contrario ella , veggendo lui-penare , temprerebbe Le pene , alle quali sarà nell’Inferno condan-nata} ma dubita, che la diversità de’falli, ancorché la pena deb-ba essere uguale, non li divida, e non li conduca in diverso chio-stro, l’uno dall’alcro disgiunto . Questo è tutto ciò ., che à volutoesprimere il Poeta nel presente Sonetto. Dovremmo adesso vedere s’egli l’à espresso ; ma perché dalla lezione del Sonetto apertissimamentefi scorge, 'esser di tal maniera espresso, che non v’à, che desiderar-si di più, io anderò trascegliendo alcuni passi degni di avvertimen-to, e intorno ad essi anderò facendo qualche riflessione. E primiera-mente è necessario vedere qual fosse l’amore del Poeta , e quale 1’odio della Donna amata. Io per me, inquanto ali’amor del Poeta,stimo, che fosse sensuale, sì perché non contiene, che il desideriodella vista corporale della Donna : sì perché afferma il Poeta, chedopo la morte sarebbe stato condannato al!' Inferno, dove i sensualiamanti son condannati, e non già i contemplativi, che secondo Pla-tone,, anche in vita si beatificano: sì perché gravi pene dice dover-patire per ciò nell’Inferno: sì finalmente perché il troppo amare delPoeta si chiama fallo, il qual termine non significa, se non che eoatroppa sensualità egli amava. Circa poi Podio della Donna, eglichiaramente si riconosce dalla considerazione delle parole del Sonet-to derivar dalla superbia , la quale era quella, che induceva la Don-na a dispregiare, e sdegnare P amore del Poeta, ,e fuggir dalla vistadi lui; e simil superbia anch’essa si chiama fallo > perciocché poeti-camente parlando secondo Platone nel Convito, chi sdegna d’essereamato, e non riama, é reo, con pur di uno, ma di tre delitti, cioè
di sur-