Della Volgar Poesia. DiaI.IV. 59
scile non accresce punto di-magnificenza al verso, né, che una 1du-plice figura consistente nel contrapposto di poco, e troppo, la quale èappunto di quelle , che nel -fecondo ragionamento fu detto, rigettar-si dal sublime stile, come troppo obbligate , e di poca conlìuerazio-ne, e per l’istessa ragione abbracciarsi daU’umile ,* e finalmente dire-mo, all’umiltà appartenersi anche la voce amare posta in desinenza diverso, benché ferva per sostantivo, perché le rime de gì’infiniti tri-sillabi sonp poco, anzi nulla, dicevoli al sublime carattere, renden-do oltre modo basso, e sgradito il verso, massimamente se sono de’ver-bi della prima maniera, come é quello, del qual favelliamo. Chiude-si poi questa parte colla considerazione dell’cgualità della pena, edel-la diversità del luogo,' e questa sentenza, o riflessione, è molto sot-tile, e però molto adattata ali’umile idea, la quale, come parimentesi disse nel mentovato secondo ragionamento, molto si compiace disì fatte sottigliezze ; ma non però non à questa parte alcuna cosa,che meriti riguardo, ritrovando io in essa la pienezza delia desinen-za in oflri, e il pesamento, o divisione , o cesura de’versi nella quin-ta, e settima sillaba, o nella quarta accentata-, che equivale allaquinta per la forza dell’accento, le quali cestire sono le principali , ele più importanti di tutte le altre ; e finalmente la circolazione delperiodo, la quale non è rotta, che da una semplice coma, nel secon-do verso. E di vero con molto giudizio à il Costanzo nobilitata que-sta parte colle predette riguardevoli circostanze ; imperocché, essendopriva d ogni metafora, e traslato, e d’ogni figurato modo di.due,anche dt quei, che ali’idea umile non si disconvengono, sarebbe ri-uscita per la sua troppa umiltà, poco acconcia a collocarsi, ove le al-tre due idee concorrer dovevano ; mè che mostruosa sarebbe stata - ri-conosciuta , e difforme; ed in conseguenza di poco accorto avrebbefatto conseguir la taccia all’Autore, il quale per la stessa ragione del-la mostruosità, anche la magnificenza della sublime idea alquantocorresse colla cestirà nel terzo verso del primo quadernario, fatta nel-la sesta sillaba, la quale è delle meno graziose, e nobili ; e colla du-plicazione deli’epiteto alle valli, chiamandole, ime, e profonde, che Vistesso significano, oltre allaltro.epiteto d'infernali : la qual duplica-zione, come fi è detto più volte , conviene anzi ali’umile , che "alsublime carattere; ed ebbe anche-particolar riguardo di tessere uni-tissimo il Sonetto, del qual fi parla; perché l’unione perfetta fa pas-sare d’ una in altra idea il lettore, il quale, senza-ricever tratteni-mento dalla diversità di quelle , stimando necessario tutto ciò , chelegge, giudica poi artifiziosa la medesima diversità, quando giunge ariconoscerla, massimamente se sarà accompagnata con tal felicità dipassaggio a’una in altra idea, che 1’abbassamento, o l’innalzamentoriesca insensibile, come avviene ;nel presente Sonetto. Dalle dette co-se adunque risulta una necessaria conseguenza , cioè che il concorsodelle idee non può riuscire senza sconcezza, e mostruosità, spezial-mente in componimento brieve, se ciascuna d’esse non viene alquan-to corretta, ed in particolare l’estreme; e perché intorno a ciò mag-gior diligenza , e studio, e artifizio il compositore usar debbe , peròegli maggior lode acquisterà dalle composizioni con sì fatti concorsi
lavora-