Band 
Volume sesto.
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119
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Della Volgar Poesia. Dial.VII. HA»

gtiosi sono di continue circoscrizioni, le quali-consumano de’versi, e’molto allungano il Poema: nò minore allungamento reca Tufo dellarima; oltre acche Tèndecasillabo Toscano è più breve dell'esametrousato da i Greci, e da i Latini ; e però se la materia de’Poemi Eroicid'Omero fu giudicata capace di stendersi fino. a ventiquattro libri.,potranno senza dubbio i Toscani stenderla fino a quaranta acciocchéabbiano campo di dir cose assai , come il- Poema’ Eroico richiede ; efinalmente a mio giudizio la favola , cioè-’ il filo principale disteso-per quaranta canti può comodissimamente ritenersi da una perfettamemoria, dopo la ; lezione . Eg. Egli è vero r o Mitilo; ed io stessaardisco dire d'esser dotata di tal memoria,- dappoiché dei filo del Poe-ma del nostro Lacune, mi ricordo ottimamente. iVsr.L’esempia adun-que per la diffinizione della quantità, prendetelo, Egina, dal Poemadi* Lacune , nel quale , come avrete osservato , la mole è proporzio-nar issi ma ; e dentro di se contiene quanto per la sua cognizione fadi mestieri, e niente di menò e niente di più.* riconoscendosi ope-rosi, come dicemmo, tutti gli episodj, ed essendo le transizioni tal-mente concatenate, che nulla re sta a sapersi, nulla a desiderarsi, nul-la a conoscersi , dappoiché egli' è letto* non v’è alcuno episodio di-sunito , né spezzato; non v’é alcuna digressione fuor di proposito;non v’è alcuna soprabbondanza , o alcun mancamento di riguardo ;e insomma è tanto-, che se più fosse , sarebbe soverchio , se meno ,apparirebbe manchevole : nè alcun bisogno estrinseco à egli, fuor so-lamente quello della chiave dell’allegoria , la quale è nobilissima , edi essa ragionerassi a suo- tempo . Debbe in quarto luogo la favolaEpica esser maravigliosa; e la maraviglia à ad essere e nelle cose , enelle parole: in queste, mercé della grazia del versò: in quelle, mer-cé del distaccamento dall’ordinario, ed usuale: ma non però sarannole cose prive della verisimilitudine ; anzi questa dovrà esser mai sem-pre congiunta colla maraviglia. £jv Voi dite cose contrarie ; perchéil mirabile é distruttivo del verisimile, e questo di quello ° Ntc. Talsentenza non parrai sana; imperciocché il mirabile, o si vede, osi àa credere : se si vede non solo sarà verisimile , ma vero : se s’avrà acredere , o lari verisimile, e si crederà ; o inveuifimile , e perderàla fede, e per conseguenza Tessere;, laonde il mirabile, non solo nonvien distretto dal verisimile, ma da questo prende il suo essere. Con-sisterà poi il mirabile nel fare operare sì attiva, che passivamente i per-sonaggi cogniti del Poema: perché le morti, e gli altri, casi de’personag-gi incogniti, e non più nominati, niurîamaraviglia recano; ed in ciònon poco anno difettato quasi gli Epici tutti: nel rappresentare in ec-cellenza gì’idoli : nel trattare esquisitamente gli affetti, e le azioni : nelfinger mostri, giganti, e incaresimi: nelT attribuir forze soprannatu-rali a i personaggi , e introdurre Maghi, fate , Angeli , Demonj, esimili ; ma in ciò si vuole adoperare con molto giudizio; mentreper render verisimile tal potenza , dovrà il Poeta in modo rappre-sentarla, che il lettore subitamente la riconosca provegnentc da ehipuò darla, cioè da Dio , la cui mercé anche in questa parte il ma-raviglioso si rende verisimile; non Vestendo dubbio , che gli An-geli , i Demonj , i Maghi , c le Fate » abbiano podestà, fopranna-

IL 4 turale,