12,8 Della Bellezza
glierne di sia Nero, come an fatto il Trissino*, il Tasso , e il nostroLacone. E sia loro d’efempio Omero, il quale in iscrivendo l’Iliade ( seegli è vero , che nella Guerra Troiana i Greci fossa* perditori, co-me stima Uranio ) più tosto volle esser mendace , che finir collaperdita deTuoi Greci. E oltre acciò avendo noi parimente stabilito,che gl’idoli debban formarsi nel maggior grado della perfezione , eparticolarmente quei de gli Eroi , che ogni virtù in eccellenza do-vran possedere , se terminassimo le favole con mestizia , verremmoa fare contra la sentenza dell’istesso Aristotile, che gli ottimi uomininon fieno adeguati fuggati per la peripezia , o mutamento di statolieto in mesto , come se vi rammenta , o Egina , si disse in un de’passati Ragionamenti . Eg. Ma voi nel ragionar delia settima condi-zione diceste , le favole esser di due sorte , cioè semplice , e intrec-ciata; e poc’anzi mi pare, che insino a quattro n’abbiate nominate,aggiungendovi la morata, e la patetica.* or’io non intendo questa co-sa . Nit. Ben dite ; e doveva parlar di ciò , quando favellai dellasemplice , suddividendola in morata , e patetica ; mentre se in essaprevalerà il costume, sarà , non più semplice , ma morata ; e se sa-rà tutta ripiena di mestizia , stirassi patetica . Egli è però vero , clicd’ambedue queste sorte di favole 1' Epopeja non suol valersi , se non.quanto comportano gli episodj, che il suo mezzo costituiscono . Eg.Compatite la mia troppa avidità d’imparare. Nit. Non usi risparmia-te ; perche godo al maggior segno di servirvi. Eg. Giacché sete ver-so di me così liberale , prima di passare all’ultima condizione dellafavola, permettetemi, che vi faccia una domanda , la quale , sebbe-ne è aliena dal presente ragionamento ; nondimeno da esso mi è stataritornata a memoria ; nè vorrei dimenticarmene . Nit. Chiedete pu-re . Eg. Avendo voi poco fa ritoccata l’opinione , che la Tragediasi può tessere sì di lieto, come di mesto fine, mi fono ricordata deldesiderio, che ò avuto in questi giorni , di chieder nuovamente qualdi queste due forte sia la migliore ; perche quantunque Gerasto nelragionamento, che -fece, decidesse a favor della-letizia *, nondimeno,essendo lui stato quivi più tosto parte interessata, che giudice, comedifensore dell’Elviodel nostro Custode, che termina felicemente, nonso io in tutto acchetarmi , e non dubitare della giustizia del suo pa-rere .* laonde contentatevi ora voi di compiacermi . Nit. Per rispon-dere adeguatamente al quesito, che voi mi fate.» e togliervi ogni oc-casione di più dubitare, converrebbe impiegar non poco tempo, e fa-re molto studio; essendo egli intrigatissimo, e difficilissimo, come ri-conobbero il Vettori, il Piccolomini, ed altri espositori della Poeticad’Aristotile; nondimeno in questa angustia di tempo, dirò quel tan-to, che può suggerirmi l'ambizione , che ò di servirvi , ti serban do amiglior tempo più diffusa, e matura risposta.. Due sono iresti princi-pali d’Aristotile, ove si giudica del valore, e della dignità d’ambedue lesuddette spezie di Tragedie : nel!'uno si dice, che leTragedie, le qua-li terminano infelicemente , sono bellissime , perché riescono •tragi-ohistime, e attissime a i tragici ufizj : nell’altro , die è ottima sopraunte le altre quella Tragedia , in cui Patto atroce non si manda aperfezione, e s’impedisce allora appunto., che dovrebbe -eseguirsi. Oc
perché