Band 
Volume sesto.
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129
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Della Volgar Poesia . Dial.VII. 119

perché questi due resti sono senza dubbio tra se contrarj ; nò perav-ventura v’é stato , o vi sarà chi gli accordi in guisa , che la contra-rietà affatto si distrugga ; però io per darvi almeno una risposta , checoncluda qualche cosa utile, stimo necessario considerare la causa fi-nale della Tragedia, sì ne’tempi d’Aristotile , come in questi nostri:essendo tal causa quella, che come più importante , dee prevalere atutte salire. Al tempo adunque d’Aristotile il fine della Tragedia eradi purgar gli animi da gli assetti molli , ed effeminati della compas-sione, e del timore , che si traggono dalla vista delle altrui miserie ;e perché simili assetti sono connaturali massimamente nel popolo mi-nuto, però avvitassi Aristorile di farlo con avvezzar l’occhio a vedereatroci spettacoli, la continua vista de’quaii benavrebbe potuto avvez-zargli a dispregiare il timore, e a non esser capaci di condolersi.. Orsecondo questa causa, certa cosaé, che al tempo d’Aristotile bellissi-me erano le Tragedie, che terminano con miseria, perché il mesto fi-ne non solo, rappresentando l’atrocità ridotta ali’ atto , si rende piùefficace al tragico ufizio ; ma lascia impressa di modo l’immagine atro-ce nel pensiero de gli spettatori, che per lungo tempo veggono men-talmente la spezie orribile , colla quale partono dal teatro : nequesto effetto può cagionarsi dalle Tragedie di lieto fine ; perché il•godimento, che gli spettatori ricevono dal veder disturbato, e impe-dito l'e fi to miserabile, s’oppone nella lor fantasia al terrore , che v’eradapprima entrato; e comedie non lo vinca affatto, nondimeno rab-batte, e infiebolisce in guisa, che non può più adoperare con quellavemenza , che altramente farebbe ; e che per vero dire questo sia ilsentimento d’Aristotile, fi cava dalle stesse parole del testo , ove egligiudica in favor delle Tragedie di mesto fine , dicendo , che ellenosono bellissime, perché tragichissime -, e più atte a i tragici ufizj , edichiarando apertamente , che a questa sorta dee attenersi il Poeta,allorché imprende a scriver simili poemi. Che poi egli, quasi dimen-ticato di ciò, che innanzi aveva stabilito , dia in altro luogo il pri-mato a quelle di lieto fine , ciò non può ostare alla precedente sen-tenza; perché'questo secondo giudizio vien dato da lui senza addurrealcuna ragione da qualificarlo; e quella, che, per la sua probabilità,si rende verisimile, che sofie per essere stata , quando avesse egli vo-luto addurla , cioè la soddisfazione degli spettatori , i quali partonopiù volentieri dal teatro col diletto , che coll’ amarezza , non pannibuona perché il gusto degli ascoltanti non dee prevalere ali’utile ,che si cava dalla Tragedia, e molto meno distruggerlo , come segui-rebbe, se ^ammettessero per migliori le Tragedie di lieto fine; essen-do queste, come ò detto, meno atte a purgar gli animi dagli affettidella compassione, e del terrore; e più tosto cooperando a fomentarli,che a distruggerli ; e ciò basti per quel moltissimo , ciré si può direcirca le Tragedie, che si rappresentavano in tempo d’Aristorile . .Mane nostri tempi, secondo quel , che a me ne pare., diversamente deegiudicarsi , perche il fine della Tragedia non è , né può più essere,l’assuefar gli uomini a non compatire le miserie altrui , e a non te-mere di provarle in se stessi; disconvenendo affatto un fine così empioamai, che siamo Cattolici, e obbligati ad osservare il Vangelo, comeCxesc, Jst. pyig . Poesia. Tom, VI. I quello.