Band 
Volume sesto.
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222
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in Vita Deii’Arciprete

lungamente Ella visse, e poi mori-,, celebrandone essi con famosi cat>ti i Funerali. Tra gli altri, che vi si udirono , singolare fu 1’ Egloga |

Gloriano m. dal nostro Alfesibeo fatta , e recitata insieme con Alpago , ciascuno ,

Amiconi Ab. per la sua parte > intitolata, Baslissa. In quello.spazioso ameno luo-CamalAolese. g 0 incominciò l’industria de’novelli Pastori a formare un picciol Tea-tro da essi chiamato Bosco Parrasio, il quale per allora altro non fu,che un semplice ritondo fosso, entro il quale in giro sedevano , co-Carm A d me ne rappresentala descrizione elegante, cilene fece il suddettoNi-la ” ,<? una ^ Lla £š'°S a ' at i na nel ritorno, che fecero gli Arcadidall’

jgó'. * Esquilino a.pie del Gianicolo. Ivi, a dir vero, fecero essi più, che

mai pompa de’loro ingegni., mercé della indefessa cura del CustodeAlfesibeo, che nuovi, e vaghi argomenti, su cui ampiamente discor-rere, loro proponeva; indirizzati a mostrare l’eccellenza, ed il pro-fitto de gli eserciz) di lettere, che gli Arcadi professavano. Tale fu ilragionamento del Senatore Filippo Buonarroti Fiorentino, detto LieoMantinéo intorno, a varie applicazioni de gli Arcadi , sul principioJtms. degli del quale-, così disse per far onore al nostro Alfesibeo. E’tanta la cu- jArcadi so. i.r.a, che .ha delle cose nostre il discretissimo Custode., e sì. bene, egli tie-fag. 117,. ne q ue s{ 0 amenissimo Bosco , che non quando cose fàcili, ma le più stra-ne, che gli potessero venir in pensiero chiedesse, bisognerebbe aver pa-zienza, ed ubbidirlo . Con altrettanta stima di lui parlò parimente ilCavalier Giuseppe Cascina Pisano, detto Lacrito Scoi anco sul bel primcipio d’un suo ragionamento delle lodi della condizione, e della Poe-Pros. degli sia de’Pastori e spezialmente de gli Arcadi, allorché disser 11 gentilArcadi to. z., comando del noflro Custode Alfesibeo mi necessita oggi , 0 nobilissimi epag. 116. virtuosissimi Fasori , in quesa vosra celebre Adunanza a favellare..

E perché forse dal principio della nuova Accademia taluni, ò igno-ranti, ò malevoli dicevano, con mettere in deriso i Pastori di essa,non appartener loro di volere alzare il canto a spiare le cose della na-tura, P Ab. Paolo della Stufa Fiorentino col consiglio dello stesso Cu-stode Alfesibeo dottamente, ed eloquentemente se vedere in un suonobil discorso, che a ì Pastori d’Arcadia non è sconvenevole trattarnel canto argomenti gravi, dotti, e sublimi; come in fatti li tratta-rono, il che abbastanza dimostrano le Prose, e le Rime loro , poscia1692- pubblicate., Per la qual cosa il celebre Benedetto Menzini, detto Fu-gan io Libade» s*indusse anch’egli a mostrar ciò in una sua Prosa,che porta il titolo, V Arcadia resituita ali’ Arcadia,, nella quale faProse- degl* vedere ,, quanto siano onesti, ed utili gli esercizi della nuova Arcadia ,Arcadi to. i p el - | a q Ua i e intende una onorata ,. e civile Adunanza , che togliendosiî a S- I 0 5 - . di quando, in quando alle brighe popolari cangia in Accademia le selve i,ed esercitando l'ingegno pone i suoi innocenti diletti a guadagno..

Intento perciò 1 ’ indefesso Custode a stabilire la nuova letteraria.Adunanza ,, stese alcuni avvertimenti pe’l buon regolamento dellamedesima, avendoli prima comunicati con due de’ principali Pastori,Eneto, ed Uranio, cioè col Principe Don Antonio Ottoboni, e conVincenzio Leonio, allora Pro-Custòde come anco co i dotti PadriCarlo d’Aquino, e Niccolò Maria Pallavicino » Gesuiti ambedue, econ altri de’primi Arcadi, i pareri de’quali ascoltò, e poscia gli av-vertimenti stessi insieme con esso loro rassettò ». e compilò ,, e li tra-scrisse