Gìo: Mario Crescimbeni. rrz
scrisse in un bel Codice riccamente ornato, in cui approvata, che fudall’Adunanza la- compilazione de’suddetti avvertimenti , gli Arcaditutti li solcassero co'proprj nomi Pastorali , e ne giurarono la pienaosservanza.
Cresceva in tanto la fama di questa, e insieme del suo Custode perle più Illustri Città d’Italia, egli uomini dotti, e letterati per quellesparsi gran desiderio avevano Raggiungersi a i Pastori d’ Arcadia , ed’aver loro Coaccademico.il Custode istesso . Lasciando qui ora didire, come gli Accademici Concordi di Ravenna gran pregio stima-rono d’averlo tra essi annoverato, dirò, che quindi a lui , e insiemea Monsignor Severoli, e al suddetto Leonio venne in pensiero di de-dur le Colonie Arcadiche in altre Città, non tanto per soddisfare albuon genio de gli Esteri verso la nostra Pastoral Repubblica, quantoper conservare la Toscana Poesia , dove questa si fosse mantenuta,ed altresì per ristorarla dove dalla ■barbarie del Secolo XVII. si fosseperduta . La prima di queste fu la Forcata d’Arezzo , per la fonda-zione della quale molto si adoperò col Crescimbeni il chiarissimoFrancesco Redi , gran Ristoratore della Poesia Toscana , non sola-mente nella sua illustre Patria , ma eziandio .per tutta Italia ; al dicui valore , ed immortal memoria il Crescimbeni stesso in moltiluoghi delle sue opere , e spezialmente nella Istoria della volgarPoesia fece elogio , dal quale chiaramente apparisce quanto grandeamore questo famoso Letterato portò ali’ Adunanza de gli Arcadi; algiudizio de’quali non ifdegnò di soggettare isuoi Sonetti prima, chedati fossero alle stampe; e le sue lettere al nostro Alfesibeo da ittiindirizzate ben fanno scorgere quanto e starnasse, e lo stimasse;compensando poscia il Crescimbeni tante dimostrazioni Tassetto, edi stima con alzare al defunto Redi Lapida di sperpetua memorianel Bosco Patrasso, che fu la prima , clic alzata fosse ne gli OrtiFarnesiani , e Punica , che per singolar pregio de gli stessi vi rima-nesse. .
Due lustri eran già corsi , da che egli non aveva la dolce Patriariveduto, colà dunque per prender sollievo delle continue fatiche,e per dare a gli affari domestici provvedimento , pertossi nelst amenaStagione dell’ Autunno . Lietamente staccolsero i gentili , e 'nobiliCittadini, a’quali tanto onor ridondava dalla erudizione di lui , edall’ alta riputazione , ch’erasi egli in Roma , e in altre nobili Cittàacquistata . Saggio del suo valore diede egli nelst Accademia de’Ca-renati della sua Patria coli’erudito discorso , che vi fece., e con altri - 'suoi poetici componimenti , che tra l’ozio di quella dimora., produs-se, e recitò . Quindi facilmente gli riuscì d’introdurre il buon gustodelle amene lettere , e particolarmente della volgar Poesia nella suaPatria stessa , già da molto tempo perduto ; e per ciò fare con mag-giore agevolezza, e stabilimento vi fondò una Colonia Arcadica, fa-cendo scelta de’migliori ingegni, che .allora vi fiorissero; Elvix chia-mandola, dall’antico nome della Città medesima,.
' .Ma richiamavalo Roma ad imprese maggiori. «Circa mezza Olim-piade avevano gli Arcadi fatto soggiorno ne! già detto amenissimoCiardino, delizie un tempo della mentovata Regina, essendone loro
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