iyz Vita Dell’Arciprete
Car". Arcai, Arcadia extendens i'atrii confini a agelliPar, x, pag, Jura dabit populis ......
*P 7 » Et totus fiet de in ve firn Colonia Mundus.
Non essendo mio istituto il far qui la descrizione del detto nuo-vo Teatro , lascierò , che i Lettori appieno si soddisfacciano in leg-ger quella ampiamente , ed eruditamente fatta dal gentilissimo no-stro Arcade Zetindo Elaita, l’Abate Vittorio Giovardi , e considera-re la figura di esso Teatro nobilmente in rame intagliata , Luna , eLastra a sue spese fatta stampare , e da lui generosamente offerta po-scia in dono a gli amici compasi ori.
%yz 6 . Soggiungerò bensì , cbe ridotto il suddetto Teatro in forma tale,cbe comodamente vi si potevan fare i letterari congressi , fu per laprima volta aperto per la celebrazione de’Giuochi Olimpici in lodedella Sacra Real Maestà di Giovanni V. Rè di Portogallo in segnodi gratitudine alla Regal sua munificenza. Furono detti Giuochi pro-mossi dal Custode, ne’quali egli v’ha la sua parte di Componimenti ,tanto in prosa , che in versi; e furono celebrati coll’intervento dipiù Cardinali , dell’ Ambasciatore della stessa Rpal Maestà , di molta ■Prelatura, e Nobiltà, con grande applauso, ed irruzione di Popolo ildì lieto A. Settembre 1726., e sanno stesso impressi. '
1727. Era già qualche tempo, che il General nostro Custode stava prepa-rando la quarta parte delle Vitede gli Arcadi illustri ; pubbli col la egliadunque in quest’ anno d’ordine della Generale Adunanza , e conte-crolla a i due Eminenrissimi Cardinali Albani Annibale, ed Alessan-dro , ambedue Benefattori amplissimi della sua Basilica di S. Mariain Cosmedin, come dimostrano i nobili Edilizj in essa fatti dalla lo-ro generosità per comodo del Capitolo , ed ornamento della Chiesa;alla munificenza de’quali alzò egli insieme co’suoi Canonici nella stes-sa Basilica Lapidi di eterna memoria. In detta quarta parte v’ ha de!suo il Crescimbeni l’Etogio Istorico di Vincenzio Leonio, detto Ura-nicoTegeo, e la Vita di Monsignor Gio: Maria Lancisi, detto ErsilioMacariano, la quale è quasi un Ristretto di quell’ampia, e diffusa, chestampò anni prima.
■Fin qui giunsero le virtuose fatiche del nostro Custode Alfesibeotutte indirizzate allo stabilimento , alla propagazione , e alla gran-, dezza della nostra Pastorale Repubblica , e più di queste e più utili,
e gloriose già da lui meditate , avrebbe animosamente intrapreso, seuna grave infermità non favelle arrestato. Non avea per anco fattoil suo ingresso sanno 1728. , che già egli fu sorpreso da gran debo-lezza , e da molesti dolori di petto , die tal volta gi’ impedivano ilrespiro . E sebbene dopo qùalcbe tempo ripigliò alquanto le forze ,dando speranza di rimettersi in buona salute , nulladimeno sul prin-
1728. cipio dell’ anno suddetto fu di nuovo assalito da maggiori , e piùacerbe doglie , cagionategli da un interno morbo irrimediabile dipetto . Durò questo per lo spazio di quasi tre mesi da lui costante-mente sofferto. Gran dispiacere n’ebbero i suoi più cari Amici, chesovente in detto tempo il visitarono , soavemente consolandolo , etutti offerendosi in prò di lui pe’l sommo desiderio , ch’avevano del-la di lui salute, e per la molta stima > che ne facevano . I suoi più
distinti