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E SUPPELLETTILI ETRUSCHE

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Il secondo di que prodigiosi rettili infrattanto minacciadallaltro lato il timoroso fratello Ificle, che, nudo nella per-sona, volge il tergo ad Ercole , cercando tremoloso un rifugiopresso una donna vestita di tunica e peplo, ornata egualmenteche Alcmena di orecchini, e cinta allintorno del capo da unafascia annodata in sul davanti sopra alla fronte. Essa conambe le mani accoglie il giovinetto, tenendo quivi le veci delpedagogo, fra le cui braccia vediamo lanciarsi quel figlio diAnfitrione in altri monumenti ove è riprodotta questavven-tura *. Lartista poi ben si avvisava nel far suo prò dello spaziorimasto sopra ai due bambini in seguito della composizionedei gruppi, ritraendovi, entro una finestra aperta, i due bustidi Giove e di Giunone ; quegli coronato di lauro , vestito dimanto, e armato di un gran fulmine nella destra 2 , indica conla sinistra alla regai consorte le prime geste delleroe da leiperseguitato, mentre la dea, ornata egualmente di corona difoglie e disfinta dallo scettro, sulla cui cima è un melogra-nato, sta in atto di alzare il velo con la destra, e guardareverso Giove, certo con niun altro sentimento nellanimo che nonsia di sdegno o di gelosia, come ben ce lo rilevano lespres-

1 Per es. nella pitt. di Ereolano , Ànt. Ercol ., 1. cit.a Giova di far notare, a questo proposito, la differenza fra il Giovedella bella patera in bronzo poco sopra illustrata, e quello del presente vaso,non pure riguardo al vestiario e al sembiante, bene riguardo alla formadel fulmine. Mentre il modo, con cui qui si presenta il sommo Nume nel suoaspetto e nel suo esterno assettamento, concorda a meraviglia con la parteche sostiene di onnipotente, di supremo regolatore delle umane vicende, disposo celeste a un tempo e di adultero, la giovinezza del suo volto ben siconfò, dallaltro canto al subietto quasi al tutto ideale e divino che ravvi-sammo nella patera, ove poi la triplice punta del fulmine a guisa di astache Giove ha alla sua dritta, ci a vedere unimpronta molto più etruscadi quel che non sia nel fulmine del nostro vaso, ricordandoci i tre lampi cheil solo Tinia (Giove), fra gli Del fulguratores , aveva il potere di mandarfuori secondo le dottrine delletrusca teogonia (Plinio, N. H. I, II, 58).

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