158
PITTURE MURALI
eziandio la forma del vaso stesso, la quale per la sua rarità,in fra i prodotti indigeni di Etruria , e massime decorati conrappresentanze del genere dì quelle che abbiamo sott’occhio,contribuisce a far più singolare questo monumento, ed a gio-vare lo studio della statistica vascularia delle nostre anticheregioni , di che diedi cenno teste ; studio così bene iniziato e giàsvolto in parte con tanta critica dal più volte citato Brunn nellepubblicazioni d eWlnstituto Archeologico 1 . Quivi infatti pos-siamo ravvisare, sotto il rapporto della forma, una di quellemaniere di anfore, proprie delle fabbriche di Magna Grecia ,e spettanti in ispecie alle classi vascularie della Lucania edell’Apulia. La nostra, dal genere delle anse, va annoveratafra le anfore dette a volute 2 , di grandiosa apparenza , costi-tuenti una serie molto interessante per dimensione alquantofàori dell’ordinario, per bellezza di forma», per il lusso degliornati , per l’importanza e l’ampiezza delle composizioni pit-toriche , per il lusso, che il loro uso ci svela nei costumidell’antica Italia . Il subietto di quest’anfora Volsiniese-Orvie-tana reca manifestamente un’ impronta etrusca per eccellenza.Di che si tratta quivi difatti? Di due ministri del finale destinodelle anime, in atto di adempiere al loro officio. Lo che c’ inducea tornare facilmente col pensiero ad una moltitudine di rappre-sentanze in bassirilievi etruschi, e in pareti dipinte di Chiusi edi Tarquinia , ove incontranti contese di buoni e cattivi geni,e intromissione di demoni di più specie nell’istante in che sifa luogo all’ultimo viaggio delle anime alFe’ternifà. Il quadroperò , di cui parliamo, quantunque non possa altolocarsi nellaserie delle pitture vascularie per finezza di pennello e corre-zione generale di disegno, pur nondimeno ei si distinguesenza alcun dubbio sovra molti altri in modo notabilissimoper certi suoi particolari, e per un’esecuzione eminentemente
1 Bull. Inst. 1858, p. 145, e 1859 Febb. Mag. e Luglio.
2 Cf. Gerhard, Ann. dell’Inst. 1836, Tav. d’agg. C, n. 9, p. 152-153.