XLV
FE tenti aprir col tuo facile raggio>La Gotica caligine, che anno r a^Siede fu gli occhi a le misere genti ?
/Così nou mai ti venga estranea cura/Questi a troncar sì preziosi istanti,t In cui non meno de la docil chioma(Coltivi ed orni il penetrante ingegno .
Non pertanto avverrà, che tu sospenda1 Quindi a’pochi momenti i cari studj,
(E che ad altro ti volga. A te quest’ora/Condurrà il merciajuol, che in patria or torna((Pronto inventor di lusinghiere sole,
NtE liberai di forestieri nomiVA'merci, che non mai varcato i monti.jjlTu a lui credi ogni detto: e chi vuoi, eh’ osiisf[Unqua mentire ad un tuo pari in faccia?
Ei sia che venda, se a te piace, o cambj| Mille fregi e giojelli, a cui la Moda(Di viver concedette un giorno intero^Tra le folte d’inezie illustri tasche.cPoi lieto sen andrà con 1’una mano/Pesante di moh’oro; e in cor giojendo
Spre-
npoichè moltissimi sono calore, che farina pompaifidi sapere, arili pretendono cen cert’aria digra-'
'[vita di . sedere a scranna , e giudicar j
(da lunge mille miglia con la veduta corta d*ìLuna spanna. Dante.