XLIX
'Che del gran nome suo 1’Adige onora/rE a le tavole ignote i noti nomi(Grave comparti di color, che primifFur cra’Pittoii. Ah/ s’altri è sì procace,f)Ch’osi rider di te, coltui paventiIh'augnila maestà dei tuo cospetto,eòi volga a la parete; e menti’ei cerca^>Por freno in van col morder de le labra,
Iw \ Io scrosciar de le importune risi,
5 Che scoppian da precordj, violentaConvulsione a lui deformi il volto ,
[E lo affoghi aspra tosse; e Io puniscaIvi sua temerità. Ma tu non pensa,rCh’altri ardisca di te rider giammai ;
{ ■®E mai sempre imperteriro decidi.
Or l’immagin compiuta intanto serba,Perché in nobile arnese un di si chiudaÎCon opposto cristallo, ove ru faccia^Sovente paragon di tua beltadevCon la beltà de la tua Dama ; o a gli occhiiDe gì’invidi la tolga, e in sen l’asconda(Sagace tabacchiera, o a te riluc-a(Sul minor dito fra le gemme e 1’ oro ;
JO de le grazie del tuo viso destifSoavi rimembranze aî braccio avvoltaève la pudica altrui Spola a te cara.
Ma giunta è al fin del dotto pestin l’op'a •iGia il maestro elegante intorno spande
C Da