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re, pareva che volesse sottrarre e fare scomparire la parola, nelpunto stesso ch’era costretto a metterla fuori.
"Ah cane 1 ” urlò Renzo. "E come ha fatto? Che cosa le hadetto per....?”
"Come eh? come?” rispose con voce quasi sdegnosa donAbbondio, il quale dopo un cosi gran sagrificio si sentiva incerto modo divenuto creditore. "Come eh? Vorrei che la fossetoccata a voi, come è toccata a me che non c’entro per nulla;che certamente non vi sarebbero rimasti tanti grilli in capo.”E qui si fece a dipingere con colori terribili il brutto incontro;e nel discorrere, accorgendosi sempre più d’una gran collerache aveva in corpo e che fino allora era stata nascosta ed in-volta nella paura, e veggendo nello stesso tempo che Renzo,tra la stizza e la confusione, stava immobile col capo basso,continuò allegramente: " Avete fatta una bella azione! Mi aveterenduto un bel servigio! Un tiro di questa sorte ad un galan-tuomo, al vostro curato, in casa sua! in luogo sacro! Avetefatta una bella faccenda! Per cavarmi di bocca il mio malanno,il vostro malanno! ciò che io vi nascondeva per prudenza, pervostro bene ! E adesso mo che lo sapete? Vorrei vedere che mifaceste....! Per amor del cielo! Non si scherza. Non si tratta ditorto o di ragione, si tratta di forza. E quando questa mattina
10 vi dava un buon parere.... eh! subito nelle furie. Io avevagiudizio per me e per voi; ma come si fa? Aprite almeno; da-temi la mia chiave.”
"Posso aver fallalo,” rispose Renzo con voce raumiliataverso don Abbondio, ma nella quale si sentiva il furore contra
11 nemico scoperto; "posso aver fallalo; ma si ponga la manoal petto, e pensi se nel mio caso....”
Cosi dicendo, egli s’era tratta la chiave di tasca e andavaad aprire. Don Abbondio gli tenne dietro, e mentre quegli gi-rava la chiave nella loppa, se gli fece accanto, e con un voltoserio ed ansioso, levandogli dinanzi agli occhi le tre prime ditadella destra, come per aiutarlo anch’egli alla sua volta, "Giu-rate almeno....” gli disse.
"Posso aver fallato; e mi scusi,” rispose Renzo, volgendol’imposta, e disponendosi ad uscire.
"Giurate....” replicò don Abbondio, afferrandogli il brac-cio con la mano tremante,
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