— 75 —
more degli altri, s’immagini che tale fosse la consonanza diquei, se si può dire, discorsi. Si andava intanto mescendo e ri-mescendo di quel tal vino; e le Iodi di esso venivano, com’eragiusto, frammischiate alle sentenze di giurisprudenza econo-mica, cosicché le parole che si udivano più sonore e più fre-quenti erano: ambrosia e impiccarli.
Don Rodrigo infanto adocchiava di tempo in tempo ilfrale; e lo vedeva sempre li fermo, senza dar segno d’impa-zienza nè di pressa, senza fare alto che tendesse a ricordarech’egli stava quivi aspettando; ma in aria di non volersi par-tire prima d’ essere stalo ascoltato. Lo avrebbe egli mandato aspasso volentieri, e fatto senza quel colloquio; ma congedareun cappuccino senza avergli dato udienza, non era secondo leregole della sua politica. Poiché la seccaggine non si potevascansare, si risolse d’affrontarla tosto, e di liberarsene: si levòdi tavola, e seco tutta la rubiconda brigata, senza interrompereil gridio. Egli chiesta licenza agli ospiti, si avvicinò in attocontegnoso al frate che si era tosto alzato con gli altri; glidisse: "Ai suoi ordini, padre;” e lo condusse seco in un’altrasala.
CAPITOSiO SESTO.
"In che posso obbedirla?” disse don Rodrigo, piantandosiin piedi nel. mezzo della sala. Il suono delle parole era tale;ma il modo con cui erano proferite voleva dire chiaramente:bada a cui tu stai dinanzi, pesa le tue parole, e sbrigati.
Per dare animo al nostro fra Cristoforo non v’ era mezzopiù sicuro e più spedito che apostrofarlo con piglio arrogante.Egli che slava sospeso, cercando le parole, e facendo scorrerefra le dita le pallottoline del rosario che teneva a cintola, comese in qualcuna di quelle sperasse di trovare il suo esordio, aquel contegno di don Rodrigo si senti tosto venire su le lab-bra più cose da dire che non facesse mestieri. Ma pensandotosto quanto importasse di non guastare i fatti suoi, o, ciò che