— 244 —
"Potrebb’ essere benissimo che qualcheduno vi sapessequalche cosa,” rispose il montanaro; "ma io non vi ho intesonienle.” E queste parole le porse con quel modo particolare chesembra voler dire: — ho finito.— Il curioso tornò al suo rad-dotto; e un momento dopo l’osle venne ad imbandire.
"Quanto c’è di qui all’Adda?” gli disse Renzo, a mezzavoce, con un trailo da addormentalo, con una cera sbadata, chegli abbiam veduto fare qualche altra volta.
"All’Adda, per passare?” disse l’oste.
"Cioè.... si ... all'Alida.”
"Volete passare dal ponto di Cassano, o sul porto di Ca-nonica?”
"Dove che sia.... Domando cosi per curiosità.”
"Eh, dico mo perchè quelli sono i luoghi dove passano igalantuomini, la gente che può render conto di se.”
"Va bene: e quanto c’è?”
"Fate conto che, tanto a un luogo come all’altro, pocopiù, poco meno, ci sarà sei miglia.”
"Sei migliai Non sapeva,” disse Renzo. "E già,” ripresepoi, con una mostra ancor più apparente di svogliatezza, por-tata fino all’ affettazione, "e già, chi avesse bisogno di prendereuna scorciatoia, vi sarà altri luoghi da passare?”
"Ve n’è sicuro,” rispose l’oste, ficcandogli in volto dueocchi pieni d’una curiosila maliziosa. Bastò questo per fare algiovane morir tra’denti le altre inchieste che teneva apparec-chiale. Si tirò dinanzi il piatto; e guardando alla mezzetta chel’oste aveva pur deposta in sul desco, disse: "Il vino è sincero?”
"Come l’oro,” disse l’oste: "domandatene pure a tuttala genie del paese e del contorno, che se ne intende: e poi, losentirete.” E cosi dicendo, tornò versò la brigala.
— Maladelli gli ostil — sciamò Renzo in cuor suo: — piùne conosco, peggio li trovo. — Pure diè dentro a mangiare digran voglia, tendendo insieme, senza farne sembiante, 1’ orec-chio, all’intento di scoprir paese, di rilevare come si pensassequivi sul grande avvenimento nel quale egli aveva avuta nonpicciola parte, e di osservare specialmente se fra quei parlatorivi fosse qualche galantuomo a cui un povero figliuolo potesse.fidarsi di chiedere indirizzo, senza timore d’esser messo allestrette, e forzato a ciarlare de’ fatti suoi.