— 287
dre provinciale, alzato anch’egli e avviatosi verso l’uscio, die-tro al suo vincitore.
"Abbiamo spenta una favilla,” disse questi procedendolentamente, "una favilla, padre molto reverendo, che potevadestar un grande incendio. Fra buoni amici, con due parole siacconciano di gran cose.”
Giunto alla porta spalancò le imposte, e volle assoluta-mente che il padre provinciale andasse innanzi : entrarononell’altra stanza, e si mescolarono al resto della compagnia.
Dn grande studio, una grand’arte, di gran parole met-teva quel signore nel maneggio di un affare; ma produceva poianche effetti corrispondenti. In fatti, col colloquio che abbiamriferito, egli riuscì a fare andar fra Cristoforo a piedi da Pesca-renico a Rimini; che è un bel passeggio.
Una sera, giunge a Pescarenico un cappuccino di Milano,con un piego pel padre guardiano. V’ è 1’ obbedienza per fraCristoforo di portarsi a Rimini, dove predicherà la quaresima.La lettera al guardiano porta l’istruzione d’insinuare al dettofrale che deponga ogni pensiero d’affari che potesse avere av-viati nel paese da cui dee partire, e che non vi mantenga cor-rispondenza: il frate latore debb’essere il compagno di viaggio.11 guardiano non dice nulla la sera; al mattino, fa chiamar fraCristoforo, gli mostra l’obbedienza, gli dice che vada a pren-dere la sporta, il bordone, il sudario e la cintura, e con quelpadre compagno,che gli presentaci metta poi tosto in cammino.
Se fu un colpo pel nostro frate, pensatelo. Renzo, Lucia,Agnese, gli corsero tosto in mente; e sciamò, per cosi dire, trase: — Oh Dio! che faranno quei tapini, quando io non sia piùqui ! — Ma tosto levò gli occhi al cielo, e si accusò di avermancato di fiducia, d’essersi creduto necessario a qualche cosa.Pose le mani in croce sul petto, in segno di obbedienza, e chinòla testa dinanzi al padre guardiano; il quale lo trasse poi in di-sparte, e gli diede quell’altro avviso, con parole di consiglio,e con significazione di precetto. Fra Cristoforo andò alla suacella, tolse -la sporta, vi ripose il breviario, il suo quaresimalee il pane del perdono; si cinse le reni con una correggia dipelle, si accomiatò dai confratelli che si trovavano in convento,andò per ultimo a prender la benedizione del guardiano, e colcompagno prese la via che gli era stata prescritta.