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questa bella famiglia domestica, ne aveva, come afferma lostesso storico, un’ altra di simili soggetti dispersi, e posti comea quartiere in varj luoghi dei due stali- sul lembo dei quali vi-veva , e pronti sempre ai suoi ordini.
Tuttii tiranni, a un bel giro all’ in torno, avevano dovuto,chi in unaoccasione e chi in un’ altra, scegliere fra l’amicizia el’inimicizia di quel tiranno straordinario. Ma ai primi che ave-vano voluto tentar la prova di resistergli, ne era incollo cosimale, che nessuno si sentiva più di tentarla-. Nè pur eoll’atten-dere ai fatti suoi, collo stare, come si dice, ne’ suoi panni, unopoteva tenersi indipendente da lui. Capitava un suo messo adintimare che si desistesse dalla tale impresa, che si cessassedi molestare il tal debitore, ocose simili: bisognava risponderesi o no. Quando una parte, con un omaggio vassallesco, era an-data a rimettere nell’ arbitrio di lui un negozio qualunque, l’al-tra parte si trovava a quella dura eletta, o di stare alla sentenzasua, o di chiarirsi suo nemico; il che equivaleva all’essere,come si diceva altre volte, tisico in terzo grado. Molti, avendoil torto, ricorrevano a lui per aver ragione in effetto; molti viricorrevano avendo ragione, per preoccupare un tanto patro-cinio, e chiuderne l’adito all’avversario; gli uni e gli altri di-venivano più specialmente suoi dipendenti. Accadde qualchevolta che un debole oppresso, angariato, amareggiato da unprepotente, si voltò a lui; ed egli, pigliate le parti del debole,forzò il prepotente a rimanersi dalle offese, a riparare il torto,a discendere alle scuse; o renitente lo schiacciò, lo costrinse asfrattar dai luoghi che aveva tiranneggiati, o gli fece anchepagare un più spedito e più terribile fio. E in questi casi, quelnome tanto temuto e abborrito era pure stato benedetto un mo-mento; perchè, non dirò quella giustizia, ma quel rimedio, quelricambio .qualunque, nelle circostanze dei tempi non si sa-rebbe potuto aspettarlo da nessun’altra forza, nè privata nèpubblica. Più sovente, anzi per l’ordinario, la sua era stata edera ministra di voleri iniqui, di soddisfazioni atroci, di capriccioltraggiosi. Ma gli usi cosi diversi di quella forza producevanopure un effetto medesimo, d’imprimere negli animi una grandeidea di quanto egli potesse volere ed eseguire in onta dell’equi-tà, e dell’iniquità, quelle due cose che frappongono tanti im-pedimenti alla volontà degli uomini, e li fanno cosi spesso tor-