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I Promessi Sposi : Storia Milanese Del secolo Decimosettimo / Di Alessandro Manzoni
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"Gli è perchè le ho vedute io quelle facce, scappò a ri-spondere don Abbondio: "le ho sentite io quelle parole. Vostrasignoria illustrissima parla bene; ma bisognerebbe esser neipanni dun povero prete, ed essersi trovato al punto.

Appena ebbe proferite queste parole, si morse la lingua;si accorse dessersi lascialo troppo vincere dal dispetto, e disseseco stesso: ora vien la gragnuola. Ma levando dubbiosa-piente Io sguardo, fu tutto maravigliato in vedere laspetto diquelluomo, che non gli riusciva mai dindovinare di com-prendere, in vederlo passare, da quella gravità autorevole ecastigatrice, ad una gravità compunta e pensosa.

"Pur troppo ! disse Federigo, " tale è la misera e terribilenostra condizione. Dobbiamo esigere rigorosamente dagli altriquello che Dio sa se noi saremmo pronti a dare: dobbiamo giu-dicare, correggere, riprendere; e Dio sa quel che noi faremmo,nel caso stesso, quello che abbiamo fallo in casi simiglienti! Maguai, sio avessi da pigliar la mia debolezza per misura del do-vere altrui, per norma del mio insegnamento. Pure, è certoche, con le dottrine, io debbo dare altrui lesempio, non ren-dermi simile al fariseo, che impone altrui importabili pesi, iquali egli non vuol pur toccare col dito. Or bene, figliuolo efratello; poiché gli errori di quei che presiedono sono spessopiù noti altrui che non a loro; se voi sapete che io abbia, perpusillanimità, per rispetto qualunque, trascurato qualche mioobbligo, ditemelo francamente, fatemi ravvedere; affinchè, doveha mancato lesempio, sovvenga almeno la confessione. Rimo-stratemi liberamente le mie debolezze, e allora le parole acqui-steranno più valore nella mia bocca, perchè sentirete più viva-mente, che non son mie, che sono di Chi può dare a voi e ame la forza necessaria per far ciò che prescrivono.

Oh che santuomo! ma che tribolatore! pensava donAbbondio:anchesopra di se: purché frughi,rimescoli,critichi,inquisisca; anche sopra di se. Disse poi, ad alta voce: "Ohmonsignore! mi burla? Chi non conosce il petto forte, lo zeloimperterrito di vossignoria illustrissima! E in cuor suo sog-giunse: anche troppo.

"Io non vi domandava una lode che mi fa tremare, disseFederigo; "perchè Dio conosce i miei mancamenti, e quel chiostesso ne conosco basta a confondermi. Ma avrei voluto, vor-