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I Promessi Sposi : Storia Milanese Del secolo Decimosettimo / Di Alessandro Manzoni
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la politica? Una guida che va e va, con nessuno dietro che im-pari la strada, e per conseguenza butta via i suoi passi; comela politica senza la storia è uno che cammina senza guida. Veradunque nei suoi scaffali un palchetto assegnato agli statisti ;dove, tra molti di picciol sesto e di secondo grido, campeggia-vano il Bodino, il Cavalcanti, il Sansovino, il Paruta, il Boc-calini. Due però erano i libri che don Ferrante anteponeva alutti, e dun bel tratto, in questa materia; due che, fino ad uncerto tempo, fu solito di chiamare i primi, senza mai potersirisolvere a quale dei due convenisse unicamente quel grado:luno, il Principe e i Discorsi del celebre segretario fiorentino;birbo si, diceva don Ferrante, ma profondo; laltro, la Ragiondi stalo del non men celebre Giovanni Bolero; galantuomo si,diceva egli pure, ma acuto. Ma, poco innanzi appunto al temponel quale è circoscritta la nostra storia, era venuto in luce illibro che terminò la questione del primato, prendendo la manoanche sulle opere di quei due matadori, diceva don Ferrante;il libro in cui si trovano racchiuse e come stillate tutte le mali-zie, per poterle conoscere, e tutte le virtù, per poterle praticare;quel libro scarso di mole ma tutto doro; in una parola, lo Sta-tista regnante di don Valeriano Castiglione, di quelluomo cele-berrimo, di cui si può dire, che i più grandi letterati lo esal-tavano a gara, e i più grandi personaggi facevano a rubarselo;di quelluomo, che il papa Urbano Vili onorò, come è noto,di magnifici encomii; che il Cardinal Borghese e il viceré diNapoli, don Pietro di Toledo, sollecitarono a descrivere, il primoi fatti di papa Paolo V, laltro le guerre del re Cattolico in Ita-lia, luno e laltro invano; di quelluomo, che Luigi XIII redi Francia, per suggerimento del cardinale di Richelieu, no-minò suo istoriografo; a cui il duca Carlo Emanuele di Savoiaconferì lo stesso ufficio; in lode di cui, per tacere daltre glo-riose testimonianze, la duchessa Crisiina, figlia del Cristianis-simo re Enrico IV, potè in un diploma con molti altri titoli,annoverare « la certezza della fama che egli ottiene in Italia,» di primo scrittore dei nostri tempi. »

Ma se, in tutte le scienze suddette, don Ferrante poteva-;dirsi addottrinato, una ve nera in cui meritava e godeva titolò-di professore, la scienza cavalleresca. Non solo ne ragionava,con vera padronanza, ma, richiesto sovente ad intervenire in

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