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I Promessi Sposi : Storia Milanese Del secolo Decimosettimo / Di Alessandro Manzoni
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A ogni passo, sentiva crescere e avvicinarsi un romoreche già aveva cominciato ad intendere mentre era quivi fermoa discorrere: un romor di ruote e di cavalli, con uno squillar dicampanelli, e tratto tratto uno scoppiar di fruste e un levar digrida. Guardava innanzi, ma non vedeva nulla. Pervenuto allosbocco di quella torta via, e affacciatosi alla piazza di S. Marco,la cosa che prima gli colpi lo sguardo, furono due travi alzate,con una corda e con certe carrucole; e non tardò a riconoscere(chella era cosa famigliare in quel tempo) labominevolemacchina del tormento. Era posta in quel luogo, e non in quellosoltanto, ma in tutte le piazze e nelle vie più spaziose, affinchèi deputati dogni quartiere, muniti a questo dogni facoltà piùarbitraria, potessero farvi applicare immediatamente chiunqueparesse loro meritevole di pena, o sequestrali che uscissero dicasa, o ministri renitenti agli ordini, o chi che fosse altri : erauno di quei rirnedj immoderati e inefficaci, dei quali a quel tem-po, e in quei momenti specialmente, si faceva tanto scialacquo.

Or mentre Renzo guarda quello stromento, pensando ache possa essere alzato in quel luogo, e senlendo intanto avvi-cinarsi il romore, ecco vede spuntar dal canto della chiesa unuomo che scuoteva un campanello: era un apparitore; e dietroa lui, due cavalli, che allungando il collo e pontando le zampe,venivano innanzi a fatica; e strascinato da quelli un carro dimorti, e dopo quello un altro, e poi un altro e un altro: e diqua e di, monatti alle coste de cavalli, affrettandoli, a sfer-zate, a punte, a bestemmie. Erano quei cadaveri ignudi la piùparte, quali mal ravvolti in lenzuola cenciose, ammonticali, in-trecciati insieme, quasi un viluppo di bisce che lenlamenle sisvolgano al tepore della primavera; chè, ad ogni intoppo, adogni scossa, si vedevan quei mucchi funesti tremolare e scom-paginarsi bruttamente, e spenzolarsi teste, e chiome verginaliarrovesciarsi, e braccia svincolarsi e battere in sulle ruote, mo-strando allocchio già inorridito come un tale spettacolo polevadivenire ancor più miserabile e disonesto.

Il giovane sera ratfenuto allangolo della piazza, accantoalla sbarra del canale, e pregava intanto per quemorti scono-sciuti. Un atroce pensiero gli balenò in mente: forse,insieme, sotto.... Oh, Signore! fate che non sia vero 1 fatechio non ci pensil