— S 16 —
Nè la teneva a giacere, ma sorretta, assettata in su l’un brac-cio, col petto appoggiato al petto, come cosa viva; se non cheuna manina bianca a guisa di cera penzolava da un lato conuna tate inanimata gravezza, e il capo posava sull’omero dellamadre con un abbandono più forte del sonno: della madre,chè, se anche la somiglianza di quei volti non ne avesse fattofede, l’avrebbe detto chiaramente quello dei due che dipingevaancora un sentimento.
Ed ecco un turpe monatto avvicinarsi alla donna, e farvista di torre il peso dalle sue braccia, ma pure con una specied’insolito rispetto, con una esitazione involontaria. Ma quella,ritraendosi alquanto, in atto però che non mostrava nè sdegnonè dispregio, "Noi” disse: "non la mi toccate per ora, deggioriporla io in su quel carro: prendete.” Cosi dicendo, aperse unamano, mostrò una borsa e la lasciò cadere in quella che il mo-natto le tese. Poscia continuò: "promettetemi di non torle unfilo dattorno, nè di lasciar che altri s’attenti di farlo, e di porlasotterra cosi.”
Il monatto si recò.la destra al petto; indi, tutto premu-roso, e quasi ossequioso, più pel nuovo sentimento ond’eracome soggiogato, che per la insperata mercede, s’affaccendò afar sul carro un po’di piazza alla picciola morta. La donna, datoa questa un bacìo in fronte, la collocò ivi, come sur un letto,ve la compose, vi stese sopra un panno lino candido, e disse leultime parole: "Addio Cecilia! riposa in pacel Stasera verremoanche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi,ch’io pregherò per te e per gli altri.” Poi, rivolta di nuovo almonatto, "Voi,” disse, "ripassando di qui in sul vespro, saliretea prender me pure, e non me sola.”
Cosi detto, rientrò in casa, e dopo un istante comparvealla finestra, tenendo in braccio un’altra più tenera sua diletta,viva, ma coi segni delta morte in volto. Stette a contemplarequelle cosi indegne esequie della prima, fino a che il carro simosse, finché rimase in vista; poi sparve. E che altro ebbe afare, se non deporre sul letto l’unica che le rimaneva, e cor-carsele allato a morire insieme? come il fiore già rigoglioso insu lo stelo cade in un col fiorellino ravvolto ancora nel calice,al passar della falce che agguaglia tutte l’erbe del prato.
"Oh Signore!” sciamò Renzo: "esauditela! pigliatela con