— S38 —
per serbarsi un picciolo popolo corredo dall’afflizione e infer-vorato dalla gratitudine? se non a fine che, sentendo ora piùvivamente come la vita è un suo dono, ne facciamo quella sti-ma che merita una cosa data da Lui, la impieghiamo nelleopere che si possono offerire a Lui? se non a fine che la memo-ria dei nostri patimenti ci renda compassionevoli e soccorrevoliai nostri prossimi? Questi intanto, in compagnia dei quali ab-biamo penato, speralo, temuto; fra i quali lasciamo degli amici,dei congiunti; e che tutti son poi finalmente nostri fratelli;quelli fra questi, che ci vedranno passare in mezzo a loro,mentre forse riceveranno qualche sollievo nel pensare che altriesce pure salvo di qui, ricevano edificazione dal nostro conlegno.Tolga Dio che possano scorgere in noi una gioia clamorosa, unagioia carnale delTavere scansata quella morte, contro la qualestanno essi ancor dibattendosi. Veggano che ci partiamo rin-graziando per noi e pregando per essi; e possano dire:—anchefuor di qui, questi si ricorderanno di noi, continueranno a pre-gare per noi poveretti. —Cominciamo da questo viaggio, dai pri-mi passi che siam per fare, una vita tutta di carità. Quelli chesono tornati nell’ antico vigore diano un braccio fraterno aifiacchi; giovani, sostenete i vecchi; voi che siete rimasti senzafigliuoli, vedete, attorno a voi, quanti figliuoli rimasti senzapadre! siatelo per loro! E questa carità, ricoprendo i vostri pec-cati, raddolcirà anche i vostri dolori.”
Qui un sordo mormorio di gemiti e di singulti, che andavacrescendo nell’adunanza, fu sospeso a un tratto, al vedere ilpredicatore porsi una corda al collo, e cadere ginocchioni; e ingran silenzio si slava aspettando quel ch’egli fosse per dire.
"Per me,” diss’egli, <r e per lutti i miei compagni, che,fuor d’ogni nostro merito, siamo stati trascelti all’alto privi-legio di servir Cristo in voi; io vi domando umilmente perdonose non abbiamo degnamente adempiuto un si grande ministero.Se la pigrizia, se l’indocilità della carne ci ha renduti menoattenti alle vostre necessità, men pronti alle vostre chiamate;se una ingiusta impazienza, se un colpevole rincrescimento ciha fatto talvolta mostrarvi un volto annoiato e severo ; se talvoltail miserabile pensiero che voi aveste bisogno di noi, ci ha por-tati a non trattarvi con tutta quella umiltà che si conveniva;se la nostra fragilità ci ha fatti trascorrere a qualche azione, che