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I Promessi Sposi : Storia Milanese Del secolo Decimosettimo / Di Alessandro Manzoni
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(ulte la mano a una fanciullelta, e cantando alternativamente ilMùerere; e il suono fiacco di quelle voci, lo smortore e la lan-guidezza di quei volti, eran cose da occupar tutto di pietà lani-mo di chiunque si fosse quivi trovato come semplice spettatore.Ma Renzo guardava, esaminava, di fila in fila, di faccia in fac-cia, senza trapassarne una; che landar lento lento della pro-cessione gliene dava agio bastante. Passa e passa ; guarda eguarda; sempre per niente: gillava mezze occhiate alla tormache rimaneva ancora addietro, e che si andava scemando: sonoormai poche file; siamo allultima; son tutte passate; furontutti visi sconosciuti. Colle braccia spenzolate, e colla testa pie-gata su una spalla, lasciò andar locchio dietro a quella schiera,mentre gli passava dinanzi quella degli uomini. Una nuova at-tenzione, una nuova speranza gli nacque al veder dopo questicomparire alcuni carri, che portavano i convalescenti nonabili ancora al cammino. Quivi le donne venivano ultime; e iltreno progrediva pur cosi adagio, che Renzo potè ugualmenterassegnar tutte quellaltre convalescenti, senza che una glisfuggisse. Ma che? esamina il primo carro, il secondo, il terzo,e via discorrendo, sempre con la stessa riuscita, fino ad uno,dietro cui non veniva più che un altro cappuccino, con unaspetto serio, e con un bastone in mano, come regolatore delconvoglio. Era quel padre Michele che abbiam detto essere stalodato per coadiutore nel governo al padre Felice.

Così si dileguò del tutto quella soave speranza ; e, dile-guandosi, non solo portò via il conforto che aveva recalo, ma,come accade il più sovente, lasciò luomo in peggior condi-zione prima. Ormai la contingenza più felice era di trovarLucia inferma. Pure allardore duna speranza presente sotten-trando quello del timore cresciuto, sattaccò egli con tutte loforze dell animo a quel (risto e debole filo ; uscì nella corsia,e si mosse verso donde la processione era venuta. Quando fuappiè del tempietto, andò a porsi ginocchione sull ultimo gra-dino ; e quivi fece a Dio una preghiera, o per dir meglio unviluppo di parole scompigliate, di frasi interrotte, di esclama-zioni, di istanze, di querele, di promesse: uno di quei discorsiche non si fanno agli uomini, perchè non hanno abbastanzaacume per intenderli, sofferenza per ascoltarli ; non sono,grandi abbastanza per sentirne compassione senza disprezzo»